I 5 punti che il Pd propone per un governo con M5S (due dovrebbero essere alla base di qualsiasi democrazia)

di Gianmichele Laino | 21/08/2019

governo cinque punti

Da Movimento 5 Stelle a Movimento 5 Punti è un attimo. Con una inattesa rapidità, si è conclusa la direzione del Partito Democratico prevista per questa mattina e che avrebbe dovuto dare una linea chiara al partito su come affrontare questa crisi di governo. A quanto pare, Nicola Zingaretti ha ricevuto un mandato unitario per provare ad affrontare un governo di legislatura (e non soltanto elettorale) con il Movimento 5 Stelle.

Governo cinque punti: ecco le proposte del Pd

Il Partito Democratico propone al possibile nuovo alleato di governo un patto su cinque punti. Due di questi, tuttavia, dovrebbero già essere alla base di qualsiasi democrazia parlamentare. Il fatto di averli ribaditi deve davvero significare che, in questi ultimi quattordici mesi, le istituzioni sono state in pericolo (o, almeno, si è avuta questa percezione).

I due punti più scontati, infatti, sono quelli che riguardano i recinti entro i quali la nuova alleanza dovrà muoversi: appartenenza leale all’Unione europea e pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento. Sul primo punto, il Movimento 5 Stelle dell’ultimo periodo sembrava piuttosto instradato, soprattutto per creare un’alternativa a Matteo Salvini. E il discorso in Senato del presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte andava proprio in quella direzione: lui stesso si è presentato come un grande promoter dell’unità europea, come il politico che è riuscito a risolvere le crisi e le divergenze che la presenza di Salvini nell’esecutivo avevano creato.

Governo cinque punti, cosa significano le proposte del Pd al M5S

Ribadire la centralità del parlamento, dopo che anche questo governo è andato avanti a colpi di fiducia e dopo che qualcuno al suo interno aveva invocato «pieni poteri» è un modo per allontanare lo spettro dell’autoritarismo (senza chiamarlo fascismo) dalle istituzioni italiane.

Poi si passa ai temi tipici della politica del Partito Democratico: la sostenibilità ambientale, che è un occhiolino a tutte le forze di sinistra che si stanno battendo contro i cambiamenti climatici e per la green economy. Inoltre, l’ambientalismo dovrebbe essere una delle bandiere del Movimento 5 Stelle, uno dei suoi valori fondanti. Ma come la mettiamo, ad esempio, con la Tav?

Infine gli ultimi due punti, quelli di maggiore rottura con il recente passato gialloverde: il cambio nella gestione di flussi migratori,con pieno protagonismo dell’Europa; la svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti. Nicola Zingaretti ha ribadito che sono soprattutto questi i punti di netta discontinuità con il governo precedente: il cambio di rotta sulla gestione dei migranti, in modo particolare. «Serve a dare un deciso cambio di passo rispetto al passato, altrimenti ha senso andare al voto».

Le proposte del Partito Democratico non sembrano propriamente irricevibili per il Movimento 5 Stelle. Che oggi le analizzerà e che domani, al momento delle consultazioni, potrà valutarle per dare il via a questa nuova stagione politica. Il dado sembra essere tratto.

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