Giuseppe Conte in Senato proroga lo stato d’emergenza: «Dal 2014 è successo 84 volte su 154»

di Gianmichele Laino | 28/07/2020

Giuseppe Conte

Il presidente del Consiglio di Giuseppe Conte ha riferito in Senato quello che si è deciso nel consiglio dei ministri di oggi. «Abbiamo valutato nei dettagli tutte le implicazioni – ha detto Giuseppe Conte – e lo stato d’emergenza è previsto dal codice della protezione civile, con il vaglio della Corte Costituzionale, e costituisce il presupposto per l’attivazione di una serie di poteri e facoltà necessari per affrontare con efficacia le situazioni emergenziali in atto». Lo stato d’emergenza è stato prorogato fino al prossimo mese di ottobre. 

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Giuseppe Conte proroga lo stato d’emergenza

Tra queste situazioni, ha ricordato Conte, è il potere di ordinanza, che la protezione civile non potrebbe attuare con speditezza senza lo stato d’emergenza. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mentre pronunciava queste parole, è stato più volte interrotto soprattutto dai banchi del centrodestra.

«Secondo il decreto legislativo 1/2018 – dice Conte – la proroga dello stato d’emergenza può essere effettuata fino a dodici mesi. La proroga, dunque, è prevista dalla legge. Questa esigenza si verifica quasi sempre: lo confermano molteplici precedenti. Lo stato d’emergenza viene prorogato ben oltre il termine originariamente previsto: dal 2014 a oggi sono stati adottati 154 stati d’emergenza e per 84 volte c’è stata una proroga».

Giuseppe Conte spiega cosa succederebbe se non fosse prorogato lo stato d’emergenza

Giuseppe Conte ha detto che la proroga è necessaria a maggior ragione in una situazione di una pandemia che non ha completamente esaurito i suoi effetti: «Se ci assumessimo la responsabilità di non prorogarlo, cesserebbero con effetto immediato le ordinanze e i conseguenti provvedimenti attuativi: perderebbero efficacia l’allestimento e la gestione delle strutture per le persone positive, il volontariato, il reclutamento di personale sanitario, l’assistenza alla popolazione, il pagamento dilazionato presso gli uffici postali, l’attribuzione all’ISS della sorveglianza epidemiologica, le navi per la quarantena dei migranti».

Il presidente del Consiglio ha spiegato che è evidente che in concreto i presupposti per giustificare la proroga dello stato d’emergenza si radicano nella dichiarazione stessa di questo stato d’emergenza. In caso contrario, l’azione dell’amministrazione non sarebbe coerente con le scelte adottate. La proroga, dunque, è inevitabile e fondata su indicazioni tecniche.

«Nonostante la pandemia si sia indebolita – ha detto Conte – non si è ancora esaurita. In base al principio di precauzione, in corrispondenza ai criteri che ci hanno guidato sin qui, ci prepariamo a un cauto livello di guardia nel caso di un peggioramento della situazione. Da parte del governo, non vi è alcuna intenzione di drammatizzare o di creare paura nella popolazione. La scelta non è riconducibile a creare allarme, tutt’altro: con la proroga manterremo attive le iniziative che rendono il Paese più sicuro, per i cittadini ma anche per i turisti che volessero visitarlo». Conte, inoltre, ha anche sottolineato come lo stato d’emergenza non rischia di compromettere la reputazione di sicurezza del nostro Paese all’estero. Anzi, secondo il presidente del Consiglio, queste ulteriori precauzioni farebbero passare l’idea di un Paese molto più pronto a fronteggiare la pandemia.

Giuseppe Conte e le critiche sulla proroga dello stato d’emergenza

«Lo stato d’emergenza non serve a mantenere in capo al presidente del Consiglio poteri extra ordinem – ha detto Conte -. Ed è stata sostenuta la paradossale tesi giuridica di continuare con ordinanze del ministero della Salute, in nome del garantismo. Questa accusa si fonda su un equivoco: la proroga non incide sul potere del governo di emanare decreti, è solo il presupposto di fatto. Il potere di adottare dpcm è al momento correlato alla data del 31 luglio non in ragione di una connessione tra i dpcm e lo stato d’emergenza, ma perché questo predispone la fonte di rango primario».