Perché il Giornale di Brescia ha scelto di uscire da Facebook

Il Giornale di Brescia ha deciso di difendere l'informazione - quella fatta per chi vuole capire e approfondire - uscendo dai social

18/11/2020 di Ilaria Roncone

giornale di brescia

Il Giornale di Brescia ha deciso di fare un lockdown del profilo Facebook smettendo, di fatti, di aggiornare la pagina sul social di Zuckerberg. Le ragioni sono spiegate in maniera esaustiva nell’editoriale firmato dalla direttrice Nunzia Vallini. Proprio su Facebook è stato pubblicato quest’ultimo aggiornamento rivolgendosi ai follower: «Speriamo che condividerete le ragioni della nostra scelta. Quanto alle nostre notizie, continuerete a trovarle assieme a foto e video sull’edizione online del quotidiano».

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Perché un giornale dovrebbe rinunciare a Facebook

In un mondo in cui tutto è social, anche e soprattutto la notizia, un giornale che sceglie di andare controtendenza e di smettere di aggiornare quella pagina Facebook che contribuisce per il «16% al traffico del sito» – come non ha mancato di specificare la direttrice del quotidiano nell’editoriale di saluto al social – fa notizia. Le ragioni che ci sono dietro sono moltissime e, anche se riguardanti uno specifico caso, sono assimilabili a quelle che la quasi totalità delle testate italiane potrebbero mettere sul piatto giustificando una simile decisione: «Troppe parole in libertà, troppi insulti, troppo astio. E troppi profili fake (falsi) che se non generano notizie altrettanto false, si dilettano in manipolazioni neppure tanto dissimulate».

«In gioco la nostra identità e il nostro modo di fare informazione»

Di questo si tratta e questo sta alla base di una decisione sofferta ma condivisa dalla redazione: «In gioco c’è la nostra identità che abbiamo il dovere, oltre che il diritto, di difendere. E con l’identità, anche il nostro modo di fare giornale: informazione di servizio – anche di denuncia se necessario – ma sempre nel rispetto delle persone». La decisione di bloccare gli aggiornamenti del social è frutto «corresponsabilità quantomeno morale se gli aggiornamenti di una pagina Facebook diventano – volenti o nolenti – pretesto per veicolare falsità, rabbia e frustrazioni o, peggio ancora, commenti che nulla hanno a che vedere con la pluralità delle idee e loro libera e sacrosanta espressione, e ancor meno con il diritto-dovere di informare ed essere informati».

Uscire dai social per difendere l’informazione

La decisione, seppur presa a fatica, comporta «una nuova sfida da affrontare: difendere la nostra storia e il nostro futuro oltre che le nostre notizie, suscettibili di errore, certo, ma di paternità (e responsabilità) acclarata della quale rispondiamo sempre e in ogni sede». Si procede così con quello che il GdB chiama «lockdown contro il virus delle maleparole», quelle «che non cercano il dibattito, ma la rissa» e che ormai troppo spesso abbondano nei commenti social ai contenuti giornalistici delle testate più disparate. Questo «fenomeno non nuovo nelle ultime settimane con la seconda ondata Covid si è pericolosamente acutizzato, nelle piazze virtuali come del resto anche in quelle fisiche» e «anche solo un’informazione di servizio come i criteri di chiusura o apertura di bar e ristoranti sono diventati pretesto per insultare questo o quello, con minacce più o meno esplicite». L’apice della riflessione: «Che informazione è questa? Non certo quella che vogliamo fare noi. Né quella che ci chiedono i nostri lettori».

(Immagine copertina dal profilo Linkedin del Giornale di Brescia)

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