Gli ex M5S Nuti, Mannino e Di Vita condannati per le firme false in Sicilia

di Redazione | 10/01/2020

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  • Gli episodi risalgono al 2012

  • Ex deputati del M5S erano stati coinvolti nella raccolta di firme false per le elezioni comunali

  • Condanna in primo grado per Nuti, Di Vito e Mannino

Ex attivisti, ex deputati nazionali e regionali del M5S condannati in primo grado. È questo l’esito del processo sulla raccolta di firme false nell’isola, in occasione della presentazione delle liste del Movimento per la candidatura alle comunali del 2012.

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Firme false M5S, condannati tre ex deputati

L’esito del processo ha portato a una condanna a  un anno e dieci mesi per Samanta Busalacchi, Giulia Di Vita, Riccardo Nuti, Toni Ferrara, Claudia Mannino. È stata di un anno, invece, la condanna per gli ex deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, Alice Pantaleone, Salvatore Ippolito e Stefano Paradiso. A un anno e sei mesi, infine, sono stati condannati l’avvocato Francesco Menallo e il cancelliere Giovanni Scarpello. Si registrano anche due assoluzioni.

La vicenda della raccolta delle firme false, in violazione di una legge regionale sullo svolgimento corretto delle elezioni, era stato uno dei primi motivi di spaccatura all’interno del Movimento 5 Stelle. Sia Riccardo Nuti, sia Claudia Mannino, sia Giulia di Vita erano esponenti di primo piano del partito ed erano stati eletti come parlamentari nel 2013. I fatti contestati risalivano a un anno prima, quando il Movimento era una forza in crescita, ma ancora non aveva beneficiato dell’exploit che successivamente avrebbe portato diversi suoi esponenti in parlamento.

In seguito all’esplosione della vicenda, i tre esponenti del Movimento 5 Stelle erano stati allontanati. All’inizio, soprattutto Nuti che aveva un ruolo importante e di vertice nel partito, aveva garantito che gli esponenti pentastellati erano parte lesa nella vicenda e non parte attiva. Il primo grado della giustizia ordinaria, tuttavia, ha dimostrato il contrario.

Firme false M5S, cos’era successo

Per evitare presunti difetti nella raccolta delle firme che avrebbero permesso al Movimento 5 Stelle di presentare la propria lista nella corsa alla carica di sindaco di Palermo, ad aprile 2012 venne dato l’ordine di ricopiare tutte le firme che erano state collezionate fino a quel momento. Una sorta di errore di gioventù del Movimento 5 Stelle che, tuttavia, è costato caro alle persone coinvolte. Secondo l’accusa, il tutto avvenne su input dello stesso Nuti, che all’epoca dei fatti era il candidato sindaco di Palermo.

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