Riccione, se la gelosia può essere una attenuante per dimezzare una condanna per femminicidio

di Redazione | 02/03/2019

femminicidio riccione

Raptus emotivo. Lo hanno chiamato così i giudici della Corte di assise di appello di Bologna, chiamata a discutere del femminicidio avvenuto lo scorso 5 ottobre 2016 a Riccione. Un delitto feroce, dove un uomo di 57 anni – che frequentava la vittima da poco più di un mese – ha ucciso la sua compagna strangolandola a mani nude e mettendo in scena, successivamente, un teatrale tentativo di suicidio.

Femminicidio Riccione, la riduzione della pena per gelosia

La pena dell’ergastolo – ridotta a 30 anni in seguito alla scelta del rito abbreviato – è stata ulteriormente ridotta a 24 anni (poi diventati 16 sempre a causa della strategia del rito abbreviato) perché, stando alle motivazioni della sentenza, l’uomo – Michele Castaldo – avrebbe ucciso la compagna Olga Matei in seguito a un folle raptus di gelosia.

I giudici hanno esaminato con attenzione le perizie psichiatriche che avevano definito l’assassino come un uomo che aveva commesso un gesto «certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione», ma che – in seguito alle sue precedenti esperienze di vita – si fece condizionare da una «soverchiante tempesta emotiva e passionale».

La perizia psichiatrica nel femminicidio di Riccione del 5 ottobre 2016

L’uomo riconobbe la sua colpevolezza subito dopo in confessione. Aveva paura – una paura morbosa e immotivata – di essere tradito da una donna che conosceva soltanto da qualche settimana. E informò le autorità competenti anche delle modalità con cui effettuò il delitto e attraverso le quali aveva deciso di togliersi la vita: ingerire una consistente quantità di psicofarmaci dopo aver lasciato un biglietto a un cartomante che – stando al suo modo di vedere – gli aveva dato consigli sbagliati.

Resta una riflessione da fare. La gelosia può essere davvero riconosciuta come attenuante per un delitto passionale? La maggior parte dei femminicidi, infatti, avvengono sempre per questo senso di possesso dell’uomo nei confronti della donna che altro non è che una deviazione della gelosia più morbosa. Una sentenza del genere potrebbe essere presa come punto di riferimento per altri casi del genere, al di là della situazione specifica. Stiamo parlando di una persona che potrebbe uscire dal carcere all’età di 73 anni. Ma in altri casi, seguendo questo principio di difesa, l’impatto sulla realtà potrebbe essere ancora più evidente.

FOTO di repertorio ANSA/ CESARE ABBATE