L’orrendo «uso» di FaceApp su Anna Frank

di Redazione | 18/07/2019

FaceApp su Anna Frank
  • Circolano dei meme su Anna Frank sul modello FaceApp

  • Si gioca sul destino di una vittima dell'olocausto

  • La rete sta davvero diventando un posto terribile

Ci sono degli aspetti di FaceApp che stanno sfuggendo di mano. Non soltanto quello dei possibili e probabili problemi sulla gestione della privacy e dei dati personali. C’è tutta una sorta di movimento sul web che sta forzando la mano con l’applicazione che mostra volti invecchiati o ringiovaniti. In alcuni gruppi chiusi e, di conseguenza, in alcune chat di Facebook e di WhatsApp stanno comparendo dei meme che fanno la parodia dell’utilizzo di FaceApp su Anna Frank.

FaceApp su Anna Frank, la macabra ironia

Non si tratta di un vero e proprio impiego dell’applicazione. Nel senso che non si prende una fotografia di Anna Frank e non si attende che l’algoritmo dell’app faccia il suo corso proponendo un viso coperto di rughe o con i capelli bianchi. Si tratta più di un meme, che ‘gioca’ sul concetto di fondo dell’applicazione: mostrare l’evoluzione di una persona da qui a qualche anno.

Non mostreremo l’immagine. È di pessimo gusto perché fa dell’ironia sulla morte della giovane in un campo di concentramento (tra l’altro, senza alcuna corrispondenza con la realtà: Anna Frank non è morta in un forno crematorio, ma colpita dal tifo). Tragedia condivisa da 6 milioni di ebrei, secondo una stima approssimativa. Ma sappiate che circola. Così come stanno circolando anche altre fotografie di persone che sono scomparse in tenera età e che vengono mostrate, attraverso l’algoritmo, nella loro versione più anziana.

FaceApp su Anna Frank, una sola domanda: perché?

La motivazione in base alla quale ci si rende protagonisti di un’operazione del genere non è comprensibile con gli strumenti della ragione. Si tratta, invece, della caduta di ogni senso del pudore e di ogni barriera su ciò che si può fare e ciò che non si può fare. L’immagine di Anna Frank con il logo di FaceApp può paragonarsi a quella miriade di freddure e barzellette – che circolano su alcuni portali web – e che deridono con pessimo gusto la tragedia dell’Olocausto. La diffusione di questa ironia dovrebbe preoccuparci e ci dovrebbe far capire a che livello è arrivata l’umanità.

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