Grosso guaio a Dubai | VIDEO

Una storia, anche italiana, che nasce nel sotto-mondo del web

07/01/2021 di Gabriele Parpiglia

«Wow, Io sono Elita dall’Italia, io sono Eva dalla Spagna, io Maya da Londra , io sono Gloria dalla Spagna, io Carla dall’Ecuador. Di noi tutti dicono…che siamo Wow». Musica, risate… sottofondo di allegria. 

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Non è un gioco. Non è nemmeno un provino per film hard. Ma è pura realtà, esibizionismo, voglia di mostrarsi forse un qualcosa che rientra sotto la voce: mercificazione del proprio corpo. Succede a Dubai, succede! In questo video in cui abbiamo oscurato volti e soprattutto corpi, c’è la storia di alcune ragazze che mascherano i loro nomi reali (due sono passate per i reality nostrani, ndr) e si esibiscono col sorriso, come se fossero in una vetrina virtuale, nella quale però in pochi possono entrare. Questo video arriva direttamente da una stanza di una suite di un mega hotel di Dubai su un lettone extra-large. Le cinque sono completamente nude con indosso solo un filo interdentale che copre, velatamente, le parti intime. Poi si strusciano, muovono il corpo a ritmo di musica e via. Come ha scritto ieri il prestigioso giornale “La Stampa” gli Emirati Arabi annoverano 45 mila escort di lusso; negli con massima concentrazione proprio a Dubai.

Escort Dubai, il sotto-mondo nel web

Secondo le nostre fonti la ricerca delle ragazze/dame di compagnia, oggi avviene seguendo quella che è l’evoluzione digital. Attraverso siti nascosti nel sotto-mondo del web con cifre consistenti per iscriversi e canali privilegiati per avere password, organizzare cena e dopo cena e il gioco è fatto. Ma facciamo un passo indietro. Questo argomento non è cosa nuova per noi di Giornalettismo. La storia racconta che una ragazza, una  showgirl, un bel giorno si arrabbia con il ricco potente che l’aveva convocata dall’Italia (Milano), a Miami; per una cifra pari a 7500 euro, volo escluso, per un lungo weekend; ma la bella di turno, dicevamo, si incazza perché trattata “male”. Male a tal punto che lui, non sentendosi soddisfatto, dopo poche ore dall’arrivo di lei, in trolley, la caccia di casa e la manda a dormire in hotel. Alt. Non in un hotel qualunque, ma in uno dei più belli di Miami. 

E la ragazza in tutta risposta replica, dicendo: “Sai che c’è, io ne trovo mille come te, me ne vado a Dubai, tesoro, e me ne vado in business class”. E così è stato. Il potente ha pagato, la ragazza è volata a Dubai. Pensiate sia un singolo caso? No. Pensiate che non ci sia un seguito? Sì. C’è. Eccome se c’è.

Escort Dubai, i video dalle stanza d’albergo di lusso

Da quel momento c’è un lasso di tempo in cui questa ragazza acquisisce popolarità. Ma non smette di fare la tratta Milano – Dubai. Però un giorno avrebbe commesso un errore “social” gravissimo, mostrando una mazzetta di soldi in contanti. Un immagine, anzi un fermo immagine, importantissimo che, secondo le nostre fonti, avrebbe portato all’apertura di un indagine per capire proprio da dove provenisse il “giro” di soldi. Perché è quasi sempre attraverso i soldi, che si riesce a ricostruire un percorso fatto – di fatti, legati tra loro, per ricavare ipotesi di reato e inchieste. Da quel momento noi di Giornalettismo sappiamo che alcune persone sono state interrogate in merito alla questione: “ricchi” viaggi a Dubai ma sappiamo anche che di quella indagine, risalente a mesi fa, esattamente dicembre/gennaio dello scorso anno; non si è saputo più nulla. Ma la pandemia ha paralizzato molte indagini e procedimenti penali in corso/in fase d’inchiesta. 

Una storia che ha legami con l’Italia

Il via vai improvviso tra Milano e Dubai, esplode nuovamente e non in silenzio (basta guardare i social, ndr) durante queste feste. Per partire lo Stato Italiano ha pensato bene di chiudere le agenzie viaggi (gravando su di esse costi e responsabilità insostenibili, ndr), ma ha permesso che ognuno potesse lasciare il nostro Paese, acquistando un ticket , sui vari siti online. Per partire però c’è un qualcosa che non può essere raggirata ed è la motivazione. Motivazione che se non corrisponde ai requisiti di residenza o motivi di salute; dev’essere legata alla parola “lavoro”. Già, ma che tipo di lavoro? Saranno tutti shooting fotografici? O video-vetrina da mettere in rete?

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