Emma Bonino spiega che è inquietante che Radio Radicale venga chiusa a 5 giorni dal voto per le europee

di Redazione | 15/05/2019

Emma Bonino
  • Emma Bonino commenta la notizia del mancato rinnovo con Radio Radicale

  • "Inquietante la coincidenza con le elezioni europee"

Consummatum est, tutto è compiuto. Il governo ha fatto la sua scelta su Radio Radicale. Non si è affatto andati nella direzione auspicata da Luigi Di Maio di trovare una soluzione sulla convenzione, magari riducendo i costi visto lo sviluppo delle tecnologie più avanzate che permettono di abbassare le spese. Vito Crimi ha ribadito che l’intenzione del governo di non rinnovare la convenzione a Radio Radicale il prossimo 21 maggio. Una intenzione che ha mandato su tutte le furie Emma Bonino, che ha criticato la scelta con un accorato (e preoccupato) messaggio sui social network.

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Emma Bonino parla della data di chiusura di Radio Radicale come di una scelta inquietante

«Il Governo conferma chiusura Radio Radicale il 21 maggio – ha scritto l’esponente di +Europa -, respingendo la proposta di proroga della convenzione. Una voce critica e libera viene spenta a pochi giorni dalle europee: una coincidenza temporale inquietante, perfettamente coerente con questi tempi cupi. Inaccettabile».

Emma Bonino ha affermato che la chiusura di Radio Radicale a cinque giorni dalle elezioni è una «coincidenza temporale inquietante», paventando l’ipotesi che la chiusura dell’emittente non sia legata esclusivamente a ragioni economiche, ma semplicemente al fatto di voler chiudere una voce libera e fuori dal coro, la cui linea è in contrapposizione con quella del governo.

Matteo Salvini non era d’accordo con Crimi

Eppure, Matteo Salvini sembrava non in linea con la scelta di Vito Crimi di non rinnovare la convenzione con Radio Radicale: «Non ne faccio una questione politica, io difendo la libertà di parola di tutti, anche di Radio Radicale, che è un peccato cancellare con un tratto di penna. Spazi di recupero economico ce ne sono sulla tv pubblica, con cui si pagherebbero metà delle radio italiane». Ma le parole, alla luce di quanto deciso, sembrano essere vane.

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI