Spagna: alternative di governo in un Paese a guida socialista, dove l’estrema destra cresce dallo 0,3 al 10%

di Gianmichele Laino | 29/04/2019

elezioni Spagna
  • Né l'alleanza di sinistra, né quella di centrodestra raggiungono la maggioranza di 176 voti

  • La maggioranza relativa è del PSOE

  • Sarà necessario il voto degli indipendentisti

Quali alternative, ora, all’indomani delle elezioni Spagna? Fanno festa i socialisti di Pedro Sanchez che conquistano nettamente la maggioranza relativa. Il PSOE ha ottenuto il 28,7% delle preferezne che, dal punto di vista della proiezione sul parlamento, si riflette nella conquista di 123 seggi. Si tratta della crescita più consistente rispetto alla precedente tornata (nel 2016, aveva solo 85 seggi) insieme a quella dell’estrema destra di Vox, altra trionfatrice di queste elezioni spagnole.

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Elezioni Spagna, i risultati

Il partito di Santiago Abascal, che si propone come alternativa sovranista anche in Spagna, strizzando l’occhio a quel franchismo che sembrava ormai lontano nel tempo e nello spazio, ha conquistato il 10,3% dei voti e 24 seggi. Nel 2016, il partito aveva soltanto lo 0,3%. Crescita esponenziale, anche se non proprio esplosiva. Nei sondaggi Vox era dato intorno all’11%, ma gli esperti ci tenevano a mettere le mani avanti, sottolineando come il voto per questo movimento di estrema destra poteva essere molto più vasto, visto che in molti sarebbero stati restii a dichiararlo in anticipo. Non è stato così: anzi. Vox ottiene un risultato anche leggermente al di sotto delle aspettative, nonostante l’affermazione importante per un partito che due anni fa praticamente non esisteva.

Chi deve fare i conti con la propria sconfitta è Pablo Iglesias di Podemos. Il movimento di sinistra – che probabilmente entrerà in coalizione con il PSOE – ha subito una battuta d’arresto rispetto a tre anni fa, fermandosi al 14,3% e conquistando solo 43 seggi rispetto ai 71 della scorsa tornata elettorale. In termini assoluti, Podemos ha pagato il rinnovamento del PSOE in chiave progressista e non si è confermato quella stampella necessaria per permettere ai socialisti di governare in tutta tranquillità.

Nemmeno Ciudadanos e i Popolari ottengono la maggioranza. La somma dei loro seggi, infatti, è molto distante dai 176 della maggioranza. Non arrivano a sfiorare questo dato nemmeno con il supporto di Vox, che – alla vigilia di queste elezioni – era stato inglobato in una eventuale coalizione di governo di centrodestra.

Elezioni Spagna, come si formerà il governo?

E allora chi governerà la Spagna dopo le elezioni? PSOE e Podemos si fermano a 165 seggi, Popolari-Ciudadanos-Vox si fermano a 147 seggi. La terza via – che però tutti avevano negato prima delle elezioni – PSOE e Ciudadanos avrebbe i numeri (180 seggi), ma sarebbe innaturale per i progressisti di Pedro Sanchez trovare sponda nei centristi di Albert Rivera.

Non resta che cercare l’appoggio dei piccoli partiti, soprattutto quelli indipendentisti che – tuttavia – hanno già causato la caduta del primo governo Sanchez, non approvando la legge di bilancio. La somma dei piccoli partiti entrati in parlamento in Spagna fa 38 seggi. Tra questi, molto appetibile è il Partito nazionale basco (Pnv) che – con i suoi 6 seggi – potrebbe portare la maggioranza di sinistra a 171 voti. Bisognerebbe aggiungere i voti degli indipendentisti catalani Erc e Jxcat – rispettivamente 15 e 7 – per potersi garantire un consenso ampio in parlamento. Il paradosso è che questo governo nazionale spagnolo si reggerà sugli indipendentisti.

(Credit Image: © Xinhua via ZUMA Wire)

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