La storia della dottoressa che «ha tappato le orecchie» al bambino della Alan Kurdi per non fargli sentire gli insulti

Abbiamo cercato di ricostruire com'è andata e di spiegare quello che c'è dietro a una foto-simbolo

di Gianmichele Laino | 29/09/2020

dottoressa Alan Kurdi

La storia della Alan Kurdi, sbarcata nel porto di Olbia tre giorni fa, è stata accompagnata da una serie di immagini che hanno spiegato molto su quella circostanza e, in generale, sul vero sentiment di istituzioni e comuni cittadini nei confronti del tema dell’accoglienza. Le 125 persone a bordo, tra cui 50 minori, sono state sottoposte ad accertamenti sanitari – nell’ambito dei controlli per l’emergenza Covid-19 – e sono successivamente sbarcati in Sardegna. Nelle ore che si sono rese necessarie per queste operazioni, un piccolo gruppo di militanti e di figure istituzionali della Lega ha voluto protestare per quanto stava accadendo nel porto di Olbia.

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Dottoressa Alan Kurdi, la fotografia con le mani sulle orecchie di un minore spiegata bene

Sono diventate subito virali le immagini, ad esempio, del deputato Zoffili, che si è seduto sul molo per cercare di ritardare le operazioni di sbarco. Ma le cronache hanno raccolto anche le testimonianze di chi, al di fuori del cordone di sicurezza organizzato dalla prefettura di Sassari, ha voluto esprimere una forma di dissenso, molto spesso offensivo, nei confronti dei migranti arrivati in Italia sulla nave della ong tedesca.

Ma al di là di questi episodi, se ne registrano altri di segno opposto. È diventata virale, ad esempio, l’immagine di una dottoressa – resa irriconoscibile dalle tute di contenimento e dalle mascherine di protezione – che avrebbe messo le sue mani sulle orecchie di un bambino prossimo allo sbarco. In tanti hanno interpretato questo gesto come un atto di rispetto nei confronti del piccolo: quasi a volergli tappare le orecchie per impedire di sentire gli insulti che arrivavano dal molo.

Dottoressa Alan Kurdi, la ricostruzione

In realtà, consultando alcune fonti qualificate presenti sul posto, siamo in grado di ricostruire la storia che sta dietro a questa immagine, diffusissima sui social network con la spiegazione che abbiamo descritto prima. Gli operatori dell’Ats Sardegna, infatti, nonostante le difficoltà oggettive come il maltempo che imperversava nell’area, hanno operato con la massima umanità, così come le forze dell’ordine coinvolte nella circostanza. In altre immagini, ad esempio, si vedono cenni d’intesa tra il personale sanitario e delle forze dell’ordine e gli stessi migranti, soprattutto con i tanti bambini presenti a bordo.

Il gesto di cui stiamo parlando, in realtà, potrebbe essere stato semplicemente un abbraccio: i pochi contestatori presenti, infatti, hanno effettivamente urlato delle frasi razziste, ma si trovavano piuttosto distanti (si veda il cordone di protezione di cui abbiamo parlato in precedenza) e non è detto che i loro slogan arrivassero sulla nave. In ogni caso, il bambino ritratto nell’immagine non avrebbe potuto comprendere la natura di quegli insulti, dal momento che non aveva alcuna conoscenza dell’italiano. Un gesto d’affetto, insomma, come ce ne sono stati tanti, probabilmente non collegato alla circostanza degli slogan e degli insulti rivolti – da molto lontano – all’indirizzo della nave. Perché, non lo dobbiamo dimenticare, una forma di umanità è ancora possibile, nonostante tutto. 

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