Cosa ha detto Donald Trump nel discorso sullo Stato dell’Unione

Sentire Donald Trump che usa il “noi” così tante volte è una novità, ma è durato poco. Il presidente degli Stati Uniti ha aperto il suo discorso sullo Stato dell’Unione con una nota bipartisan, augurando una collaborazione con l’opposizione, per poi riprendere a parlare del muro al confine con il Messico che «renderà lue vite degli americani più sicure». Il tema dell’immigrazione è stato uno dei punti caldi del #SOTU, che in poche battute è riuscito a far sembrare gli appelli all’unione un affare molto lontano. Trump si è mostrato imprevedibile, deciso, ed entusiasta della massiccia presenza femminile al congresso, ma la vera star della serata è stata Nancy Pelosi.

L’appello all’unità e alla collaborazione, e poi alla non interferenza

«Abbiamo un potenziale illimitato. Voglio lavorare con il nuovo Congresso. Dobbiamo governare non come due partiti ma come un solo Paese». La frase appello di Donald Trump all’opposizione sembra stranamente conciliante e bipartisan. Il presidente  degli Stati Uniti ha per un attimo abbandonato il narcisismo e l’autocompiacimento che solitamente lo contraddistingue per parlare di unità. «Non vi presento un’agenda repubblicana ma un’agenda per il popolo americano» ha continuato, «insieme possiamo spezzare decenni di stallo politico, superare le vecchie divisioni, curare le vecchie ferite, costruire nuove coalizioni, forgiare nuove soluzioni e sbloccare il futuro dell’America. La decisione è solo nelle nostre mani».

Peccato poi aver definito le indagini contro di lui «faziose e ridicole». Secondo il presidente «se deve esserci pace e legislazione, non possono esserci guerre o indagini, semplicemente non funziona in questo modo». Trump è ancora sottoposto alle indagini del procuratore generale Robert Mueller sul RussiaGate, la sua compagnia è sotto indagine del Southern District di New York e i democratici hanno annunciato che stanno preparando una serie di indagini sul suo gabinetto, sulle sue tasse e sul licenziamento di James Comey, direttore dell’FBI.

L’applauso alle donne, tutte vestite in bianco come moderne suffragette

Donald Trump non poteva non sottolineare la presenza massiccia di donne nel Congresso. Nel 2018 infatti è stato battuto ogni record della storia americana, e durante il discorso le donne del Congresso hanno deciso di indossare abiti bianchi in ricordo delle suffragette. «Tutti gli americani possono essere fieri di avere più donne nella forza lavoro che mai» ha detto Trump aggiungendo «e esattamente un secolo dopo che il Congresso ha approvato l’emendamento costituzionale che dà alle donne il diritto di voto, abbiamo anche più donne che servono al Congresso che mai». Gli applausi sono stati scroscianti, e le donne, sopratutto democratiche hanno cominciato ad abbracciarsi sorridenti, mentre dal palco The Donald diceva: «Non potreste farlo». Il momento femminista però è durato poco: nel proseguo del suo discorso Donald Trump ha attaccato la legge sull’aborto. «Per difendere la dignità di ogni persona» ha detto dopo aver ricordato che sarà il primo presidente a inserire nel budget un piano nazionale di maternità e paternità, «chiedo al Congresso di approvare una legge che proibisca l’aborto di bambini che possono provare dolore nel grembo materno. Cerchiamo di lavorare insieme per costruire una cultura che custodisce la vita innocente». 

https://twitter.com/MarkRuffalo/status/1092994950520803328

Il muro, l’immigrazione e Kim Jong Un

Se da un lato sembra che il presidente si sia lamentato con il suo staff di autori per aver scritto un discorso «troppo morbido», su un punto Donald è rimasto fermo: il muro al confine con il Messico, nonostante il no dei democratici al finanziamento, si farà. Diventerà realtà perché «abbiamo il dovere morale di creare un sistema immigratorio che protegga le vite e il lavoro dei nostri cittadini. Il muro salva vite e rende l’America più sicura». Alle sue spalle Nancy Pelosi, diventata star assoluta della serata con le sue espressioni di disapprovazione e il suo sarcastico applauso, stava scuotendo la testa, cosi come molto altri politici. Il Tycoon ritiene che sia in atto «un’emergenza, una crisi nazionale per l’immigrazione illegale» con «carovane in marcia verso il nostro confine con l’appoggio del governo messicano». Una descrizione quasi apocalittica, ma per Trump l’immigrazione clandestina «è una questione morale».

https://twitter.com/iledelierre/status/1092987322470064129

 

La notizia però è l’incontro con Kim Jong Un. Trump ha confermato che lo incontrerà in Vietnam per un summit il 27 e 28 febbraio. «Come parte di una audace nuova diplomazia, continuiamo la nostra spinta verso la pace nella penisola coreana» ha detto Donald Trump, compiacendosi del fatto che «i nostri ostaggi sono tornati a casa, i test nucleari si sono fermati e non c’è stato un lancio missilistico in 15 mesi». Merito suo? certo, e non lo nasconde affatto:«Se non fossi stato eletto presidente degli Stati Uniti, in questo momento, a mio avviso, saremmo in una grande guerra con la Corea del Nord». «Rimane ancora molto lavoro da fare, ma il mio rapporto con Kim Jong Un è buono» ha aggiunto confermando l’incontro.

(credits immagine di copertina Twitter 

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