Salvini contro don Biancalani per il nigeriano che «nascondeva lo spaccio nel confessionale». Ma non è andata affatto così

di Gianmichele Laino | 23/06/2020

don Massimo Biancalani

La grafica con un titolo di giornale che ha chiaramente semplificato la questione, le sottolineature in giallo al punto giusto e il solito tweet di accuse a don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro in provincia di Pistoia famoso per aver dato accoglienza ai migranti all’interno della sua chiesa e della sua parrocchia. Matteo Salvini lo ha attaccato sui suoi canali social: «L’ospite del prete toscano che canta “Bella Ciao” in chiesa, adora i clandestini e vorrebbe accogliere tutta l’Africa in Italia? Spacciava e usava il confessionale come nascondiglio! Bel modello di “integrazione”, proprio un bell’ambientino, complimenti».

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Don Massimo Biancalani chiarisce la storia del nigeriano che «nascondeva la droga in chiesa»

Quindi, direte voi, il migrante che è stato coinvolto nell’operazione di pubblica sicurezza, nascondeva l’eroina che spacciava all’interno del confessionale di don Biancalani? Strada sbagliata. Oltre al fatto che bastava leggere gli articoli realizzati dalla stampa locale – al di là dei titoli troppo semplicistici – per capire che le cose erano andate diversamente, Giornalettismo ha contattato don Massimo Biancalani che ha spiegato la circostanza.

«La questione riguarda un ragazzino che non è da tanto che è da noi: era stato accolto prima da una cooperativa pistoiese. È stato fermato con dosi di eroina. Con le forze dell’ordine, a cui è stato detto che il ragazzo era ospite nella nostra chiesa, c’è stata subito collaborazione. Mi hanno mostrato una chiave e io l’ho identificata con quella del confessionale che noi cercavamo da diverso tempo. La chiave era stata sottratta tempo fa e all’interno del confessionale c’erano delle cianfrusaglie».

Non droga, ma cianfrusaglie: «Gli altri ragazzi mi hanno poi raccontato che aveva chiuso quella porta a chiave perché lì aveva conservato un cellulare e un vecchio modello di tablet. Io stesso ho accompagnato sul luogo gli inquirenti. C’erano vestiti, camicie, un sacchetto di plastica strappucchiato».

Don Massimo Biancalani e le cose trovate all’interno del confessionale

La vicenda, dunque, è stata come al solito amplificata e don Massimo Biancalani lo ha evidenziato: «La polizia e i carabinieri ci ringraziano perché stiamo dando un punto di riferimento a gente che altrimenti starebbe in strada. Per me rimangono tutte persone. I politici dovrebbero darci strumenti in più per capire cosa c’è alla base della scelta di spaccio dei ragazzi come questi». Il sacerdote ha anche risposto a Matteo Salvini sui social network, ricordandogli che a Vicofaro non c’è nessun modello di accoglienza, ma soltanto un modo per dare riparo a migranti che, anche a causa dei decreti Salvini, non avrebbero un luogo in cui stare.

Insieme ai suoi legali, il sacerdote sta valutando querele sia nei confronti di Matteo Salvini, sia nei confronti delle persone che hanno condiviso la storia in maniera distorta, sia nei confronti della candidata governatrice della Toscana della Lega Susanna Ceccardi.