Non c’è l’effetto Di Battista, più elettori lo ritengono «meno convincente di prima»

di Gianmichele Laino | 04/02/2019

Di Battista
  • Alessandro Di Battista fa parte della strategia di comunicazione del M5S

  • Il suo compito è ricucire il distacco nei sondaggi con la Lega

  • Ma, stando all'ultima rilevazione di Pagnoncelli, non sembra riuscirci

Parte tutto da un sondaggio di Nando Pagnoncelli presentato a DiMartedì, lo scorso 29 gennaio. Ora, il Movimento 5 Stelle ha raccolto abbastanza elementi per rendersi conto dell’efficacia della propria strategia di comunicazione che ha visto il ritorno in campo di un tonante Alessandro Di Battista. Dopo i mesi trascorsi nel continente americano, infatti, l’altro esponente di spicco del Movimento 5 Stelle è stato chiamato a dare una mano consistente al proprio partito per recuperare terreno nei confronti della Lega.

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Di Battista, cosa pensano gli elettori del suo ritorno in tv

La missione, fino a questo momento, è fallita. Come ha certificato il sondaggio di Pagnoncelli, infatti, soltanto il 17% degli elettori ritiene che Di Battista, in queste nuove sue vesti, sia più credibile. Invece, il 28% degli intervistati a questa stessa domanda ha risposto in maniera negativa. Secondo il 39%, invece, Di Battista non è cambiato. Insomma, il supporto esterno alle battaglie del Movimento 5 Stelle da parte di uno dei suoi uomini immagine non sembra piacere poi così tanto.

Sembra, addirittura, che non ci sia comprensione per il suo ruolo. Tra il 39% che dice che non è cambiato e il 28% che afferma sia meno convincente, infatti, si registra una sorta di rapporto controverso con quello che viene indicato da tutti come il successore di Luigi Di Maio. Quel che è sicuro è che le sue incursioni nelle trasmissioni televisive, sempre più frequenti e sempre più polemiche, non stanno facendo recuperare terreno al Movimento 5 Stelle nei confronti della Lega.

Di Battista e il suo rapporto con il M5S che non viene capito

Il Carroccio è sempre il primo partito – secondo i sondaggi -, mentre i pentastellati non riescono a reggere la crescita avuta alle elezioni del 4 marzo scorso. La carta Di Battista era fondamentale in questo tipo di strategia: un uomo libero da cariche istituzionali, poteva essere libero a sua volta di dire quello che più poteva avvicinarlo all’impronta movimentista delle origini. Il fatto, però, che molte sue affermazioni si discostino da quelle che sono le azioni effettive del governo (nella cui squadra c’è il Movimento 5 Stelle) non deve essere visto di buon occhio anche dall’elettorato tradizionalmente pentastellato.

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI