Quando De Michelis e Rotondi volevano rifondare il PSI e la DC

di Gianmichele Laino | 11/05/2019

De Michelis

C’è stato un momento, nell’ultimo decennio, in cui Gianni De Michelis e Gianfranco Rotondi hanno provato a riattualizzare la Prima Repubblica. L’ex ministro e parlamentare del Partito Socialista, scomparso l’11 maggio all’età di 78 anni, è stato uno degli animatori di un progetto che, all’inizio, era stato percepito come l’ennesimo ritorno alla casta ma che, agli occhi della politica attuale, non può che far riflettere.

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Gianni De Michelis e Gianfranco Rotondi e i tentativi di riportare in vita la Prima Repubblica

A fare da contraltare a Gianni De Michelis c’è stato anche Gianfranco Rotondi che, dal canto suo, ha sempre cercato di ricostituire le fila di quella Democrazia Cristiana spazzata via dal 1994. Due poli in teoria opposti che pure, per un certo periodo di tempo, trovarono albergo sotto la stessa casa, quella del centro-destra. La riflessione è scaturita dalla dichiarazione che lo stesso Rotondi ha rilasciato alle agenzie nel giorno della morte del suo collega De Michelis.

«Sono addolorato per la scomparsa di Gianni De Michelis, con cui ho condiviso nel 2006 l’avventura della rifondazione lui del Psi io della Democrazia Cristiana. Collaborare con lui è stata per me una esperienza indimenticabile perché ho conosciuto un intellettuale di straordinaria dimensione,veramente un maestro di pensiero e di strategia politica. Aggiungo di aver constatato in lui una onesta personale oltre ogni immaginazione, e ne fa prova la catena di difficoltà personali che la vita non gli ha risparmiato nell’ultimo impervio tratto».

PSI e DC, due concetti opposti che – nell’ultimo tratto della loro esistenza – hanno marciato affiancati. E che, non a caso, nei tentativi di ricostituzione fatti da Gianni De Michelis e Gianfranco Rotondi si sono trovati a convergere nel governo di Silvio Berlusconi: nello stesso periodo in cui il politico della DC era ministro per l’Attuazione del programma, De Michelis era consigliere di Renato Brunetta.

La distanza tra la politica attuale e Gianni De Michelis

Rotondi, dopo tante peripezie legate all’utilizzo del nome e del simbolo, farà uso dell’unico appellativo di Democrazia Cristiana per le Autonomie. De Michelis, sin dal 2001, aveva provato a rifondare il Nuovo PSI, simbolo non privo di altre e varie contese, sfociate nel paradosso di avere – per lungo tempo – un socialismo nella casa del centro-sinistra e un altro socialismo in quella del centro-destra. Nonostante questo, qualcuno del suo vecchio partito – quello in cui militò agli inizi della sua carriera, non quello che fondò alla fine – continua ancora a salutarlo come ‘compagno’.

La voglia di non lasciarsi indietro la Prima Repubblica, insomma. Non è un caso che, a commentare e a manifestare cordoglio per la scomparsa di De Michelis, siano stati esclusivamente politici di un’altra stagione. Quella dei vari Luigi Di Maio e Matteo Salvini ben si guarda dall’individuare anche solo un collegamento lontano con un clima che viene percepito come distante nel tempo e nello spazio. E – soprattutto – controproducente in termini elettorali. Gianni De Michelis e Gianfranco Rotondi rappresentano, ormai, un riferimento lontano. La scomparsa di uno dei protagonisti di questa stagione perduta segnala ormai in maniera definitiva questo iato temporale.