Danilo Toninelli confonde la Sierra Leone con il nome di una nave

di Redazione | 21/01/2019

Toninelli Sierra Leone
  • Danilo Toninelli ha parlato dei 100 migranti soccorsi da un cargo

  • Ha sbagliato il nome della nave, confondendosi con lo Stato di cui batte bandiera: la Sierra Leone

  • Il rientro in Libia non coincide con la salvezza dei migranti

E pensare che non è nemmeno un incrociatore. Danilo Toninelli commette ancora un’altra gaffe sui social network, ancora più paradossale perché in una situazione drammatica. Dopo il naufragio di 117 migranti nel Mediterraneo, altre 100 persone hanno rischiato la vita nella lunga traversata verso l’Europa. Il ministro delle Infrastrutture ha annunciato il presunto salvataggio di queste stesse persone, ovviamente a modo suo.

Toninelli Sierra Leone: la nuova gaffe sui social network

«La nave Sierra Leone – ha scritto Toninelli su Twitter -, sotto coordinamento libico, sta iniziando a prendere a bordo i 100 migranti dal gommone. Tutto si svolge secondo le convenzioni internazionali, i naufraghi andranno a Tripoli. Seguo con attenzione, nella speranza che l’operazione si concluda senza problemi».

Ovviamente, la nave non si chiama ‘Sierra Leone’. La Sierra Leone è lo Stato di cui il cargo – interpellato dalle forze libiche – batte bandiera. Il nome della nave è Lady Sharm e si tratta di una imbarcazione che è stata contattata da Tripoli per soccorrere il barcone in avaria e riportare le 100 persone nuovamente in Libia.

Toninelli Sierra Leone: i migranti tornati in Libia non sono salvi

Pertanto, si può contestare a Danilo Toninelli anche il fatto che l’operazione si stia svolgendo secondo le convenzioni internazionali, dal momento che la Libia non è considerato un porto sicuro. Questa notizia è stata rinforzata dall’altro annuncio del titolare delle Infrastrutture che ha parlato di «migranti in salvo», tirando anche un sospiro di sollievo metaforico.

In realtà, come ormai è accertato, le condizioni dei campi profughi in Libia sono oltre il confine di qualsiasi forma di sicurezza, con tanto di torture e condizioni disumane per chi vi arriva dopo un viaggio della speranza nel continente africano e in attesa di sbarcare per l’Europa. Insomma, errori su tutta la linea e mistificazione della realtà. Lo confermano anche le parole della funzionaria Unhcr Barbara Molinario che ha affermato: «I migranti che si trovavano su quella nave hanno affermato ‘meglio morti che di nuovo in Libia’».