Da una casa vuota al sogno: Federica Arici ha trasformato l’arredamento in un mestiere

Federica Basili 24 Giu 2026
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Tutto comincia nel 2019, quasi per caso: Federica inizia a fotografare la sua casa nuova e ancora vuota e a condividere quegli scatti sui social. Nessun piano editoriale, nessuna strategia: solo il piacere di documentare uno spazio che stava prendendo forma. Sei mesi dopo arriva la prima collaborazione con un brand di arredamento e, da quel momento, è chiaro che quella pagina è diventata qualcosa di più di un passatempo.

Oggi Federica è una delle voci più riconoscibili del mondo dell’interior su Instagram, con uno stile che mescola l’estetica nordica a una sensibilità tutta personale, fatta di piante, toni caldi del legno e una vena creativa che la porta a costruire i mobili che non trova in commercio. Le abbiamo chiesto da dove nasce il suo sguardo, dove sta andando e come si fa a restare autentici quando il “bello da Instagram” tende a somigliarsi tutto.

Tutto parte nel 2019, quasi per gioco, dalle foto di una casa nuova e ancora vuota. In che momento ti sei resa conto che non era più un passatempo ma un progetto vero?

Ho capito che stava diventando qualcosa di più quando sono iniziate le prime collaborazioni, circa sei mesi o un anno dall’apertura del profilo. Ricordo ancora il brand di arredamento: Dreamin 101. Lì ho capito che con costanza e volontà avrei potuto costruire qualcosa di vero.

Ti definisci “una creativa con mille idee in testa” e racconti spesso di rifarti da sola un oggetto invece di comprarlo. Quanto del tuo stile nasce dal fai-da-te e quanto dalla ricerca estetica nordica?

Il mio stile nasce prettamente dalla ricerca dell’estetica nordica. Sono una persona molto precisa, fin troppo perfezionista, amante delle cose belle. La parte creativa è un altro lato di me, ma influenza poco lo stile: sono due dimensioni separate.

Il tuo immaginario è molto riconoscibile. Dove sta andando il tuo gusto? C’è qualcosa che senti già superato?

Sto puntando sempre più su toni bianchi, caldi del legno e verdi delle piante. Ho lasciato alle spalle i colori scuri: all’inizio avevo tanto nero e grigio, oggi cerco di eliminarli per fare spazio a qualcosa di più luminoso e caldo.

L’interior creator è un mestiere relativamente giovane in Italia. Dove ti vedi tra cinque anni?

Ancora dentro i contenuti, ma con un approccio sempre più strutturato. Contenuti di valore, utili e riconoscibili. Le consulenze sono qualcosa che vorrei integrare in futuro, ma per ora restano un’idea secondaria.

Lo stile nordico è ormai ovunque. Come si fa a restare riconoscibili quando tutto tende a somigliarsi?

Non ho seguito alla lettera i canoni classici dello stile nordico. Ho messo del mio: in casa mia, per esempio, ci sono tantissime piante, che sono diventate quasi una firma. Penso che la riconoscibilità venga proprio da quegli elementi che non si copiano da un manuale.

Su cosa stai lavorando adesso che i tuoi follower ancora non hanno visto?

Sto lavorando sulla seconda camera da letto: nuovi armadi e modifiche ad altri arredi. Ci sono novità in arrivo.

Qual è l’intervento che ti ha dato più soddisfazione?

L’armadio della cameretta. Non esisteva in commercio quello che avevo in mente, e farlo su misura non era un’opzione. Così ho preso tre mobili diversi, uno dei quali era in realtà la base di una cucina, e con l’aiuto di mio padre li ho assemblati in qualcosa di unico. Prima l’ho immaginato in testa, poi sono andata a cercare i pezzi giusti. Non è stato semplice, ma è esattamente quello che volevo.

C’è un formato che vorresti sviluppare di più?

Mi piacerebbe fare video più strutturati, utili e salvabili, sul modello delle guide pratiche o dei tutorial. È una direzione su cui voglio investire.

La tua community ti scrive ogni giorno per chiederti consigli su arredamento e stile. Come gestisci questo rapporto diretto?

Mi capita spessissimo: le persone mi mandano foto di casa loro e mi chiedono come arredare un angolo o con quale stile muoversi. A me piace aiutare, è nel mio carattere. Lo faccio con piacere, senza sentirlo come un peso, e vedo che lo apprezzano molto.

Hai notato che certi formati premiano più di altri?

I Reel sono quelli che funzionano meglio sul mio profilo in questo momento. Ma conta anche stare sulle tendenze senza farsene travolgere. Chiedo spesso alla mia community che tipo di contenuti vorrebbe vedere, e quella risposta orienta il mio lavoro.

Con che criterio scegli le collaborazioni? Ti è mai capitato di dire di no?

Prima di tutto guardo il brand: vado sul loro sito, capisco il concept, valuto se i prodotti si adattano alla mia casa e alla mia persona. Ho detto no molte volte: a brand che non erano in linea con il mio stile, a prodotti di cui non condividevo l’origine, o a realtà che non ritenevo eticamente corrette.

Come tieni insieme autenticità e lato commerciale?

Sono fortunata perché ho una community fedele e affezionata, che mi apprezza per come sono. Alcune persone mi scrivono ogni giorno, come se fossi un’amica. L’unico modo per tenere insieme le due cose è essere semplicemente me stessa, senza filtri.

Quanto conta fare rete con altre creator invece di viverla come competizione?

Conta tantissimo. Non mi piace vedere le altre come concorrenti. A volte sento una sana invidia per certi risultati, ma mi rende felice per loro e mi sprona a fare meglio. Fare rete crea supporto, confronto e spesso amicizia vera: è così che ho conosciuto alcune delle ragazze che oggi considero mie grandi amiche.

 

Federica è la dimostrazione che sui social l’autenticità non è una strategia di comunicazione, è un punto di partenza.