Per gli italiani la crisi non è mai finita. Peggio di noi solo Grecia e Cipro

di Daniele Tempera | 14/05/2019

  • Gli italiani hanno un reddito inferiore del -8.6% rispetto al 2008: siamo i soli tra i paesi fondatori della UE a presentare un dato così negativo

  • La perdita di reddito netto è stata di 70 miliardi di euro: un dato che influisce enormemente sulla salute delle nostre economie

  • Secondo il Centro Studi Impresa Lavoro di questo passo torneremo sono nel 2026 ai livelli pre-crisi

Una perdita costante di potere d’acquisto che ci allontana dal resto d’Europa. Sono allarmanti i  nuovi dati resi noti oggi dal Centro Studi Impresa Lavoro e certificano, più di molto altro, lo stato di una crisi che, nel nostro Paese, tarda a passare e continua a influenzare le nostre vite. Le famiglie italiane hanno infatti perso dal 2008 l’8,7% del loro reddito: un dato inferiore solo alle economie di Cipro e Grecia, che fanno registrare perdite da capogiro, rispettivamente -15,4% e -30.8% .

L’Italia è il fanalino di coda dell’Unione

Come ben visibile dal grafico sopra, solo sei paesi della Ue presentano un reddito inferiore a quello del 2008, con un boom che si è verificato soprattutto tra i paesi dell’est Europa che vede paesi come Bulgaria, Romania e Polonia, con grandi progressioni di reddito. E l’Italia è l’unico tra gli storici paesi fondatori della UE a non aver recuperato tra i livelli pre-crisi: basti considerare che i redditi dei francesi e degli inglesi sono tornati ai livelli pre-2008 nel 2014, quelli dei tedeschi addirittura nel 2010.

Nel complesso, secondo l’Istat, le famiglie italiane hanno perso dall’inizio della crisi circa 70 miliardi di euro, un dato che influisce enormemente sui nostri consumi e, conseguentemente, sulla salute della nostra economia. E le cause, per Massimo Blasoni, presidente del Centro Studi Impresa Lavoro, sono quelle ribadite da molti economisti: «Le cause di una performance così negativa da parte dell’Italia sono molteplici. La carenza di investimenti pubblici e l’oppressione fiscale e legislativa deprimono gli sforzi delle aziende e frenano un vero rilancio della nostra economia», mentre per tornare ai livelli pre-crisi, si dovrà probabilmente aspettare a lungo: «A farne le spese non sono soltanto quanti, soprattutto giovani, non riescono a entrare nel mondo del lavoro ma pure gli stessi occupati, molto spesso precari – spiega Blasoni – Trovare il nostro Paese agli ultimi posti anche di questa classifica preoccupa, soprattutto perché fotografa l’avvenuto impoverimento degli italiani e spiega la difficile ripresa dei nostri consumi interni. Con questo ritmo di crescita medio, gli italiani recupereranno il potere d’acquisto che avevano prima della crisi economica solamente nel lontano 2026».

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