Covid-19 e l’eccezione Svezia: la nazione che resta “aperta” nonostante l’epidemia

30/03/2020 di Daniele Tempera

Con 3700 casi confermati e 110 morti non si può dire che la Svezia non sia stata già colpito dal Covid-19. Certo, i numeri rimangono ancora limitati, specie se paragonati alla drammatica situazione italiana, ma quello che fa discutere è altro. Il Paese Scandinavo, a differenza della maggior parte della comunità mondiale, e anche dei suoi vicini, come Danimarca e Norvegia, ha scelto di non limitare la vita sociale dei suoi cittadini, né i loro affari. La Svezia infatti si è limitata a chiudere scuole superiori e università, ma ha deciso di lasciare aperte scuole materne ed elementari, così come pub e ristoranti, frontiere e addirittura piste da sci. Certo, il Premier e le autorità sanitarie consigliano continuamente di lavare le mani, mantenere le distanze di sicurezza e proteggere gli ultrasettantenni limitando i contatti, ma seppur con molta meno gente in giro, i fotogrammi di Stoccolma non assomigliano a quelli delle altre città mondiali ed europee.

La miglior prevenzione contro il Covid-19? Il senso di responsabilità

Come fronteggiare quindi il Covid 19? Possibile che un Paese europeo e occidentale si discosti così tanto dal resto del mondo. La spiegazione è fornita da Anders Tegnel, epidemiologo e Consigliere del Governo nella gestione dell’emergenza: «Anche noi stiamo cercando di rallentare la diffusione in modo da gestire meglio i pazienti che si ammalano» spiega al New York Times ammettendo però di puntare su un altro approccio ovvero il “senso di responsabilità. «È questo il modo con il quale lavoriamo in Svezia. Tutto il nostro sistema di controllo delle  malattie trasmissibili è basato sulle azioni volontarie: il nostro sistema di vaccinazione è volontario e il 98% della popolazione sceglie di vaccinarsi. Diamo alla gente la possibilità di scegliere cosa è meglio per la loro vita e funziona abbastanza bene» argomenta Tegnel.

Ma il consenso attorno a queste iniziative potrebbero mutare velocemente: non sono pochi gli svedesi che vedono queste misure come un modo per accelerare la famosa “immunità di gregge” paventata da Boris Johnson due settimane fa e mitigare in questo modo gli effetti a lungo termine  della pandemia con un costo, in termini di vite umane, significativo. Al momento la curva dei contagi sta salendo nel Paese a più del 7%, due punti in più che da noi. Una crescita che, se diventerà esponenziale, costringerà il Governo a un repentino cambio di passo, come già visto in molte altre nazioni.

 

 

 

 

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