Coronavirus, l’appello di Conte non basta: treni per il Sud Italia pieni di gente

di Federico Pallone | 14/03/2020

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  • Nonostante il decreto di Conte per l'emergenza coronavirus, molte persone tentano la 'fuga' da Milano

  • Treni per il Sud presi d'assalto

  • Una scena che sembra il remake di una settimana fa

Le misure adottate dal governo Conte per affrontare l’emergenza coronavirus in Italia- con un invito in particolare a non uscire di casa se non per comprovate necessità lavorative o sanitarie – non sono state, evidentemente, recepite da tutti.

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Nella giornata di ieri, venerdì 13 marzo 2020, i treni che da Milano si dirigono al Sud Italia sono stati letteralmente presi d’assalto dai passeggeri. Una scena già vista, che sembra un remake di quello che è stato ribattezzato ‘il grande esodo’ dello scorso 7 marzo, dopo l’annuncio da parte del premier della ‘chiusura’ della Lombardia. Il treno Milano-Siracusa-Palermo delle 20.10 e soprattutto il Milano-Lecce delle 20.50 erano stracolmi di gente. «Non ci sono più voli, l’unica soluzione per lasciare Milano è questa», ha detto un viaggiatore diretto a Palermo.

Non sono mancate le accuse da parte del personale viaggiante: «Non ci sono garanzie di sicurezza sanitaria, la gente è disposta a viaggiare tutta la notte con persone sconosciute, nella promiscuità obbligata degli spazi di un vagone letto, cioè tre posti, e delle cuccetta a quattro posti», dice qualcuno. E ancora: «Noi del personale viaggiante abbiamo un solo paio di guanti e una mascherina per il viaggio di andata e per il ritorno».

Prima di permettere l’accesso sui treni, la polizia ferroviaria controlla accuratamente ogni singolo passeggero facendogli mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro l’uno dall’altro ed esigendo l’autocertificazione. Ma resta un interrogativo: come è possibile che tutta questa gente possa partire, visto che l’ultima ordinanza ha fermato l’Italia?.

E proprio ieri, durante l’ormai consueta conferenza stampa dalla Protezione Civile, Silvio Busaferro dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha sottolineato come sia molto alto, se non certo, che le persone che nei giorni scorsi sono state a contatto tra loro in luoghi affollati – mare, parchi, pub – abbiano contratto il coronavirus. Insomma, forse la scelta di tutti questi pendolari, accalcati nei vagoni e certamente non a un metro di distanza l’uno dall’altro, non è stata tra le più felici.

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