Conte sul Mes, le cose che ha detto e le cose che non ci tornano

Il presidente del Consiglio ha dedicato un lungo passaggio della conferenza stampa al tema

19/10/2020 di Gianmichele Laino

Conte sul Mes

Un lungo passaggio della conferenza stampa di Giuseppe Conte sul Mes ha acceso qualche spia e qualche perplessità in merito a un argomento molto dibattuto e che, in queste ore – come in una ennesima ondata – sta prendendo di nuovo forza, soprattutto dopo l’aumento della curva dei contagi. Il presidente del Consiglio ha risposto a una domanda sul tema, che metteva in correlazione questa nuova fase della pandemia – e la conseguente pressione sugli ospedali – con l’accesso a questo prestito europeo pari a 36 miliardi per le spese sanitarie.

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Conte sul Mes, cosa ha detto il presidente del Consiglio

Ecco cosa ha detto Conte sul Mes:

«Cerchiamo di essere questa volta anche un po’ più dettagliati. I soldi del MES sono dei prestiti non possono finanziare spese aggiuntive. Si possono coprire spese già fatte in cambio di un risparmio di interessi. Cosa vuol dire. Che siccome li dobbiamo restituire vanno ad incrementare il debito pubblico. Quindi dovrò intervenire se prenderemo i soldi del MES con nuove tasse o tagli di spese, perché il deficit (il debito pubblico) lo dobbiamo tenere sotto controllo. Quello che voglio dire è che il MES non è una panacea come viene rappresentata e in più aggiungo che visto che la situazione, nonostante la criticità e la crisi economica che stiamo attraversando, la situazione nostra dal punto di vista dei segnali economici è molto positiva. dobbiamo valutare che in ogni caso dovremo comparare il vantaggio in termini di interesse, molto contenuto, rispetto ad un rischio che gli analisti colgono che è difficilmente quantificabile in termini economici che si chiama stigma. Ecco perché ho detto senza nessuna pregiudiziale ideologica, se avremo fabbisogni di cassa, tra gli strumenti che dovremo considerare c’è anche il MES ma se questo non accade evidentemente prendere il MES per risolvere una disputa nel dibattito pubblico non ha senso».

Cosa non torna delle cose che ha detto Conte sul Mes

Ma questa risposta, sebbene molto articolata, lascia più di una perplessità. Innanzitutto sulla prima frase, quella per cui il Mes non può finanziare delle spese aggiuntive. In realtà, la nuova versione del Mes – quella studiata nel momento di massima emergenza sanitaria in Europa – serviva proprio a coprire nuovi costi legati alla sanità, che potevano essere di varia natura all’interno di quello stesso ambito. Del resto sarebbe poco economico proporre soluzioni per delle spese che già vengono sostenute normalmente – e non in fase di emergenza – da uno Stato, sarebbe stato davvero poco lungimirante da parte dell’Unione Europea.

Detto questo, Conte ha molto insistito sul fatto che i 36 miliardi del Mes andrebbero a incrementare il debito pubblico, debito pubblico che – in ogni caso – già viene incrementato dagli scostamenti di bilancio e dalle altre misure europee (dallo SURE, fino ad arrivare allo stesso Recovery Fund) a cui l’Italia invece accederà. Il presidente del Consiglio, poi, ha parlato di un rischio molto più pronunciato – rispetto ai possibili vantaggi in termini di interessi con l’accesso al Mes – legato allo stigma degli investitori, anche se da questo punto di vista non ci sono propriamente dei precedenti a livello europeo quando altri stati hanno fatto ricorso al Mes.

L’ultimo passaggio di Conte sul Mes spiegato con la differenza tra l’estate e l’autunno del coronavirus

Infine, il passaggio sul Mes che potrà essere utilizzato se ci dovesse essere un fabbisogno di cassa che in questo momento l’Italia non ha. Su questo punto di vista ci sono due problemi: innanzitutto, il Mes non copre il fabbisogno di cassa, ma serve per incentivare in maniera molto circoscritta le spese in ambito sanitario. Il concetto di fabbisogno di cassa, invece, è molto vago. Inoltre, Conte ha descritto la situazione economica italiana come positiva. Lo ha fatto valutando chiaramente la ripresa dei mesi estivi, quando c’erano misure inferiori per contrastare la pandemia e quando il clima di fiducia verso la risoluzione del problema coronavirus era più alta. Ma siamo sicuri che nei mesi autunnali e nei mesi invernali, già solo con le misure prese nell’ultimo Dpcm e in quelle che verranno prese nel prossimo, questa stessa fiducia rimanga intatta e la situazione economica italiana resterà in fase di ripresa?

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