Locatelli e il comitato tecnico scientifico sono sconcertati per le parole sul coronavirus «clinicamente sparito»

di Gianmichele Laino | 01/06/2020

comitato contro zangrillo

Le parole di Alberto Zangrillo a Mezz’ora in più, programma di Lucia Annunziata, come prevedibile hanno fatto scalpore. Quest’ultimo, primario del San Raffaele, aveva detto che il coronavirus «clinicamente non esiste più», affermando anche che «terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità». Sono parole che sono state confermate dallo stesso Zangrillo nel corso dell’intervista, quando ha detto a Lucia Annunziata che «le avrebbe firmate». La reazione del comitato tecnico-scientifico in merito alle affermazioni di Zangrillo è stata, come prevedibile, molto forte.

LEGGI ANCHE > Il primario del San Raffaele dice che il coronavirus clinicamente non esiste più

Comitato contro Zangrillo per le sue parole sul coronavirus che clinicamente non esiste più

Si pensi, ad esempio, alle parole di Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore della Sanità. Si tratta dell’esperto che, molto spesso, nel corso dell’emergenza sanitaria, è comparso in conferenza stampa accanto ad Angelo Borrelli della Protezione Civile. Nel corso della serata, dopo che le parole di Zangrillo avevano preso piede anche grazie al tam tam della rete, Locatelli ha affermato: «Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo con frasi quali il ‘virus clinicamente non esiste più’ e che ‘terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità’. Basta semplicemente guardare al numero di nuovi casi di positività a Sars-CoV-2 che vengono confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo coronavirus».

Comitato contro Zangrillo, l’invito a non abbassare la guardia

Insomma, il comitato tecnico-scientifico – che ha fatto registrare le reazioni anche di Luca Richeldi e di Giuseppe Ippolito – invita i cittadini a non abbassare la guardia, anche in questo periodo. L’esempio è quello di Russia, Messico o India che, non potendo attuare misure di contenimento e di lockdown così stringenti come avvenuto in Italia, rischiano di perdere il controllo dell’epidemia, pagandone le conseguenze ancora in questi giorni. Le parole del primario del San Raffaele sulle terapie intensive, inoltre, hanno provocato la reazione di Alessandro Vespignani, epidemiologo-statistico che insegna a Boston, che ha chiesto ufficialmente la smentita rispetto ad affermazioni a lui attribuite in merito alla necessità di introdurre 150mila posti di terapia intensiva in Italia.

Le parole di Zangrillo, dunque, hanno fatto sollevare l’intera comunità scientifica che, in questi giorni, si sta occupando di gestire l’emergenza dall’interno, aiutando il governo a coordinare le sue iniziative, tra cui le misure di contenimento e il loro graduale sblocco.