Come coltivare la cannabis autofiorente in casa | VIDEO

di Redazione | 29/09/2017

Cannabis, il testo di legge che regolamenta il consumo della sostanza è arrivato alla Camera questa settimana, ma della norma si è salvata solo la parte sull’uso terapeutico. Stralciata invece quella sulla regolamentazione legale della produzione, del commercio e del consumo, prevista dalla legge di iniziativa popolare depositata quasi un anno fa da Radicali Italiani e Associazione Coscioni, che nelle scorse settimane hanno promosso in giro per l’Italia dei corsi pubblici di autocoltivazione della cannabis autofiorente. In cattedra Luca Marola, autore di “Autofiorenti, il primo manuale di coltivazione”  e titolare di EasyJoint. Giornalettismo ha seguito la sua lezione con attenzione. Prima di riproporvi ciò che abbiamo imparato vogliamo però ricordarvi che:

Attenzione: comprare o detenere un seme di cannabis non è reato, mentre farlo crescere sì: la pena è la reclusione da due a sei anni e una multa da 5.164 a 77.468 euro (art 73 comma 3, Dpr 309/90)

LA SCELTA DEL SEME PER LA COLTIVAZIONE INDOOR: MEGLIO DI CANNABIS AUTOFIORENTE E FEMMINIZZATO

Grazie alla tecnologia, è diventato possibile coltivare cannabis anche a casa propria e durante i mesi invernali. Per farlo è importante scegliere il seme di una varietà autofiorente, quella cioè derivata da un incrocio tra la ruderalis e una o entrambe le altre famiglie, la indica e la sativa. Non è difficile trovarlo, dato che il 70% dei semi commercializzati sono di varietà autofiorente. Far crescere un seme di cannabis autofiorente richiede meno spazio e una spesa più contenuta. Per lo stesso motivo è bene scegliere un seme femminizzato, così da evitare la fase della smaschiatura.

COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS INDOOR, CHE LAMPADA SCEGLIERE?

Esistono tre tipologie diverse per la coltivazione di cannabis indoor: le HPS, quelle a fluorescenza e i LED. Premesso che non ce n’è una migliore di un’altra, alcune caratteristiche che le contraddistinguono, potrebbero indirizzare la scelta.

  1. HPS: consumano moltissima energia e quindi sprigionano molto calore. Questo potrebbe essere un problema in ambienti piccoli, ma un vantaggio per la coltivazione invernale in ambienti non riscaldati (la temperatura ideale è tra i 19 e i 23 gradi, senza superare mai i 27). Le lampade HPS hanno anche un’alta capacità di penetrazione, per questo è bene posizionarle a 40/60 centimetri di distanza dalla pianta.
  2. Lampade a fluorescenza: consumano meno energia e dissipano meno calore rispetto alla HPS. Sono infatti dei grossi neon a luce fredda e a basso consumo energetico. Vanno tenute più vicine alle piante rispetto alle HPS.
  3. LED: rispetto alle HPS e alle lampade a fluorescenza durano di più, superando i tre cicli. Convengono solo in questo caso, perché nel lungo periodo consentono un grande risparmio.

GERMINAZIONE DELLA CANNABIS AUTOFIORENTE

  1. Reidratare il seme, mettendolo in un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente. Questo accorcia il tempo di germinazione, riducendo il rischio che il seme marcisca prima di germogliare.
  2. Mettere a dimora il seme: collocare il seme di cannabis a testa in giù a mezzo centimetro di profondità del substrato inumidito prescelto. Si può scegliere infatti se coltivarlo nella terra o in substrati neutri, come lana di roccia, fibra di cocco o torba. Questi ultimi sono venduti in dischetti, da reidratare prima dell’uso immergendoli in un bicchiere d’acqua per un minuto/un minuto e mezzo. Rispetto alla terra sono più soffici, quindi consentono al seme di non dissipare energie per ancorarsi.
  3. Idratare la terra: il terriccio dev’essere umido, ma non gravido d’acqua. Nella fase di germinazione è bene utilizzare un nebulizzatore per bagnarlo.
  4. Luce e temperatura: nella fase di germinazione le future piantine vanno tenute al buio e in un luogo fresco. La temperatura ideale è tra i 16 e i 19 gradi. A un seme di cannabis per germinare occorrono dalle 18 ore ai 3 giorni.

CANNABIS AUTOFIORENTE, COSA FARE DOPO LA GERMINAZIONE DEL SEME

  1. Quando il seme germoglia, spuntano due foglioline tonde, chiamate cotiledoni. Da questo momento, la pianta ha bisogno di luce. Se non la trova, il gambo si allunga per cercarla e poi casca. Occorre osservare il germoglio almeno due volte al giorno, per capire se riceve abbastanza luce: il sistema di illuminazione va attivato per 18 ore al giorno a una distanza che per le prime due settimane deve essere doppia rispetto a quella adeguata alla propria lampada.
  2. Bagnare la terra: per i 14 giorni dopo la nascita del germoglio, bisogna continuare a idratare la pianta con il nebulizzatore, per non eccedere con l’acqua.
  3. Fertilizzanti: in questa prima fase, se si è scelto un terriccio ad hoc per la coltivazione della cannabis, che sia quindi ricco di azoto (principale componente di alimentazione della pianta in fase vegetativa) e con un ph mai superiore a 6/6,2, si può evitare di aggiungere fertilizzanti in questo primo periodo.

CANNABIS AUTOFIORENTE, LE INDICAZIONI PER LA FASE DI CRESCITA

  1. Dopo le prime tre settimane, la pianta di cannabis autofiorente entra nella fase di fioritura.
  2. Travaso: la prima cosa da fare è travasare la pianta di cannabis in un vaso più capiente.
  3. Luce: dimezzare la distanza delle lampade, lasciandole comunque accese per 18 ore su 24.
  4. Acqua: lasciare da parte il nebulizzatore e iniziare a bagnare direttamente con una bottiglia.
  5. Fertilizzanti: ciò di cui ha bisogno la pianta di cannabis in questa fase sono fosforo e potassio. Procurarsi quindi gli appositi fertilizzanti e seguire attentamente la posologia indicata: se si eccede, la pianta muore avvelenata. Per prudenza è bene che si inizi con la dose minima indicata e si vada via via aumentandola, fino ad arrivare alla massima posologia consigliata (senza superarla). Così facendo, si abitua la pianta ad assorbire e ad assimilare elementi per lei estranei fino a quel momento.
  6. Temperatura e umidità. La temperatura ideale per la pianta di cannabis è  tra i 17 e i 23 gradi. In ogni caso, non deve mai superare i 27. L’umidità in questa fase non dev’essere maggiore del 60%. Per controllare al meglio temperatura e umidità si possono utilizzare estrattori e ventole.

CANNABIS AUTOFIORENTE, LE INDICAZIONI PER L’ULTIMA FASE DI FIORITURA

Quando la pianta raggiunge i 40-50 cm, bisogna:

  1. Travasarla in un vaso più capiente.
  2. Ridurre le ore di luce a 12 su 24.
  3. Sostituire il fertilizzante di crescita con quello di fioritura

CANNABIS AUTOFIORENTE, COSA FARE PRIMA DELLA RACCOLTA

  1. Acqua e fertilizzanti: sono da eliminare nelle due settimane e mezzo prima della raccolta.
  2. Lavare il terreno: per evitare che la pianta non sappia di marijuana, ma di letame, è bene eliminare tutti gli eccessi di fertilizzante non assimilati e rimasti nel terreno. Per farlo bisogna dare alla pianta tutto in una volta una dose di acqua fino a 10 volte superiore a quella solita.
  3. Come capire se la pianta di cannabis autofiorente è pronta per la raccolta: quando i peletti che caratterizzano il fiore femminile iniziano a diventare arancioni e alcuni addirittura marroni; quando la resina diventa biancastra.

CANNABIS AUTOFIORENTE INDOOR, LA RACCOLTA

Metodo 1

  1. Tagliare il tronco alla base e le foglie molto grosse (lasciare invece quelle sporche di resina, che sono adatta a decotti).
  2. Appendere la pianta a testa in giù, al buio. Nell’ambiente ci dev’essere un buon ricambio d’aria, per evitare che venga attaccata dalle muffe.
  3. Trascorse due/tre settimane, spostare la pianta in barattoli di marmellata, inizialmente rivestiti di carta assorbente e che di tanto in tanto vanno fatti sfiatare.
  4. Durata: l’ideale sarebbe lasciare la cannabis in vetro per 6 mesi, ma si può estrarla anche prima.

Metodo 2

  1. Tagliare le singole cime, mano a mano che fioriscono.
  2. Prendere una scatola di cartone molto bassa, forata ai lati e rivestita di carta assorbente. Porla in un ambiente fresco, con un buon ricambio d’aria e con poca umidità.
  3. Quando il gambo della cima si spezza, allora la marijuana è pronta.

Foto copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

 

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