Castelnuovo di Porto, la chiusura del CARA a i 110 lavoratori a casa: il 90% sono italiani

di Gianmichele Laino | 22/01/2019

Castelnuovo di Porto
  • In atto lo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto

  • 110 persone erano impiegate nella cooperativa Auxilium, il 90% sono italiani

  • Si tratta di giovani professionisti che non avranno più lavoro

Paradossi del governo giallo-verde. Quello del pugno duro e del ‘prima gli italiani’. In seguito all’approvazione del decreto Salvini trasformato in legge, il CARA di Castelnuovo di Porto è stato chiuso. Una decisione repentina, che nel secondo centro d’accoglienza per richiedenti asilo d’Italia si viene a sapere soltanto nella giornata del 20 gennaio, attraverso le indiscrezioni della stampa. Se da un lato c’è il dramma dei 320 migranti, di quelli che hanno chiesto la protezione internazionale e di quelli che finiranno in strada, dall’altro c’è un’altra questione fondamentale: quella di 110 persone che perdono il posto di lavoro.

Castelnuovo di Porto: il dramma dei lavoratori ‘italiani’

Si tratta di un elemento per dare una visione a 360° del problema. Perché i destini degli stranieri e degli italiani si uniscono in maniera interdipendente. In una sorta di crisi collettiva, che coinvolge un’intera comunità. Sono 110 i lavoratori della cooperativa Auxilium che perderanno il lavoro. Dall’oggi al domani, senza aver dato il tempo a chi gestisce questi lavoratori – in gran parte professionisti – di organizzarsi in maniera diversa.

Chi sono i lavoratori italiani che perderanno il lavoro a causa del decreto Salvini

Secondo i dati della cooperativa che gestisce il CARA di Castelnuovo di Porto, l’85-90% dei lavoratori impiegati sono italiani. In larga parte legati al territorio: 43 persone sono residenti a Castelnuovo di Porto, un comune di 8500 abitanti. Una percentuale significativa per i tassi occupazionali di quello che è poco più di un paese. Addirittura, in alcuni casi, al CARA di Castelnuovo di Porto erano impiegate delle coppie: due entrate in una sola famiglia che, al momento, non vengono più assicurate. Si parla di persone che si vedono catapultate in un futuro decisamente incerto.

I 110 lavoratori di Castelnuovo di Porto sono giovani. La loro età media è di 30-32 anni. Si tratta di figure professionali dai profili molto alti: operatori addetti all’ospitalità e alla gestione della struttura, ma anche professionisti dedicati ai percorsi educativi e di integrazione, mediatori culturali e insegnanti di lingua. I più ‘anziani’, che hanno superato la soglia dei 40 anni, faranno fatica a reinserirsi nel tessuto sociale.

Ma la chiusura del CARA significa anche dare un impatto negativo sull’indotto che ruota intorno al centro. Per non parlare della mortificazione dei dipendenti della cooperativa che stavano svolgendo un lavoro d’eccellenza e che, adesso, si vedono crollare il mondo addosso. Il decreto Salvini, insomma, prende di mira tutti, indistintamente. Stranieri e italiani. Secondo una stima, in seguito agli effetti della legge, in Italia si perderanno complessivamente circa 10mila posti di lavoro. Esattamente sulla falsariga di quanto accaduto a Castelnuovo di Porto.

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI