Polemica in un bar di Treviso per il cartello: «Se fai vedere il seno, vinci shot a seconda della taglia»

di Redazione | 06/07/2019

cartello Treviso

Andrea Sales si era recato in quel bar di Treviso in pausa pranzo, per staccare un attimo dal convegno a cui stava partecipando. Non poteva immaginare di trovare questo cartello dopo aver ordinato dei tramezzini e uno Spritz.

Cartello Treviso, il contenuto sessista

 

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[#localenormale] Ieri ho fatto #formazione a #Treviso, in centro. Finita la prima tranche di lavoro verso le 12e50, ci accordiamo con i titolari di riprendere dopo un’oretta. Così decido di godermi la pausa pranzo, restando in centro. Opto per due tramezzini e uno spritz. Avendo poco tempo, gironzolo per la città, fino a quando trovò un barettino… Anonimo, abbastanza pulito e vuoto. Guardo la vetrinetta dei tramezzini, scelgo, ordino lo #spritz e vado in bagno a fare pipì e a lavarmi le mani. All’uscita, trovo tramezzini e spritz al banco. Comincio a sorseggiare, guardandomi attorno. Prendo piatto e bicchiere per portarli al tavolo, quando mi imbatto in questo “cartello”. Resto in silenzio, attonito. Basito. Guardo in faccia il titolare. Giovane. Atletico. Cupo. Penso a #Lombroso, penso a quanto stiamo cadendo in basso. Penso a che degrado generiamo ogni giorno. Rileggo le parole. Le fotografo, senza che lui possa notare nulla. Rileggo, ancora. La squalifica per la donna è disarmante, nelle parole di questo deficiente. La squalifica misurata addirittura per taglia di reggiseno o per #disponibilità #sessuale. E questo deficiente pensa pure di essere simpatico. La chiusura è disarmante. Poso il bicchiere, i tramezzini sono lì. Intonsi. Come intonse sono le funzioni cerebrali superiori di questo deficiente. Dal latino. Ma lui non saprà nemmeno l’italiano. E si lamenterà di sicuro degli stranieri che ci rubano il lavoro o che stuprano le nostre donne… Non si accorge minimamente che in queste sue parole c’è una forma di violenza così sottile da diventare uno stupro lento e continuato. A cui ci si abitua. Silenziosamente. Ho pagato, l’ho guardato negli occhi. L’ho salutato, augurandogli di non riuscire a diventare padre. Naturalmente non ha capito. Capisce solo cose grevi. Dobbiamo ribellarci. Basta. Basta con questo vuoto di valori. La domanda con cui esco dal locale è potente: “Perché nessuno degli avventori di questo locale ha mai detto nulla? Perché devo essere io il primo a denunciare questo degrado intellettuale? Il “cartello” è evidentemente appeso da tempo, perché nessuno ha mai sollevato la questione? La dignità della donna non vale più nulla?”

Un post condiviso da Andrea Sales (@andreasales) in data:

Un messaggio rivolte alle clienti del locale: se baci il barista, hai 5 shot gratis. Se mostri il seno hai degli shot gratis a seconda della taglia che indossi. Se ti porti a casa il barista, bevi gratis per una settimana. Se te la tiri, invece, devi ricordarti che le altre ce l’hanno come te e puoi andare a quel paese. Il tutto in termini meno edulcorati.

Il commento di Andrea Sales e la risposta del barista

Andrea Sales ha fotografato il cartello dopo aver consumato e dopo aver riproverato il barista che, tuttavia, non è sembrato accorgersi del disappunto del cliente. «La squalifica per la donna è disarmante, nelle parole di questo deficiente – scrive su Instagram Andrea Sales, in un post che ha conquistato immediatamente la sua viralità -. La squalifica misurata addirittura per taglia di reggiseno o per disponibilità sessuale».

Il Corriere del Veneto ha verificato questa storia ed è andato a parlare con il barista in questione. Angelo – questo il nome del titolare – ha provato a difendersi, sia sui social, sia attraverso la stampa: sostiene che l’esposizione di quel cartello altro non sia che uno scherzo. Ma in tanti non la pensano così e sui social è esploso immediatamente il dibattito.

[FOTO dall’account Instagram di Andrea Sales]

TAG: sessismo