Tornano ‘padre’ e ‘madre’ sulla carta d’identità

di Enzo Boldi | 04/04/2019

Carta d'identità
  • Si torna al passato: sulle carte d'identità spariscono le diciture ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’

  • Vince la linea di Matteo Salvini, già annunciata ad agosto e ribadita a ottobre

  • I pareri negativi di Anci e Garante della Privacy non hanno bloccato il nuovo-vecchio decreto

Alla fine, nonostante i pareri avversi del garante della Privacy, Matteo Salvini porta avanti la sua battaglia appoggiata anche dal Congresso delle Famiglie. Sulle carte d’identità, infatti, sparisce la dicitura ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ e ritornano ‘padre’ e ‘madre’. Il ministro dell’Interno lo aveva già annunciato ad agosto con la modifica dei moduli per la richiesta delle nuove tessere elettroniche, prima di ribadirlo alla fine dello scorso ottobre. Adesso tutto è stato ufficializzato con la pubblicazione del ritorno alle origini in gazzetta ufficiale.

«Dopo il via libera del ministero della pubblica istruzione è arrivato quello del Mef: sulla carta d’identità elettronica dei minorenni ci sarà lo spazio per indicare madre e padre anziché l’espressione generica ‘genitori’ – aveva detto Mattro Salvini lo scorso 27 ottobre -. Ora manca in parere del Garante della Privacy e poi, sentita la Conferenza Stato-città, potrò firmare il decreto». E il punto di vista dell’istituto di garanzia è arrivato e non è stato positivo, così come quello dell’Anci. Anzi, la valutazione di questo decreto, che poi non è altro che un ritorno al passato, è stata valutata come discriminatoria.

Sulla carta d’identità spariscono le diciture ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’

Il governo, dunque, ha atteso un parere che poi è stato disatteso. Ma alla fine, anche su questo, ha vinto la teoria dell’uomo solo al comando, e quella solitudine fatta di potere è tutta nelle mani di Matteo Salvini. Il Movimento 5 Stelle, infatti, si era detto contrario a questa modifica del decreto del 23 dicembre 2015 che cancellava dalle carte d’identità la distinzione sessuale tra i genitori. Nonostante questo, a vincere è stata la linea del Carroccio, sempre più schierata nei confronti del Family Day.

Decreto approvato anche dal Mef e dal ministero della PA

Un ritorno al passato in direzione futura. Il decreto che riporta indietro di quasi quattro anni è stato firmato dal ministro dell’Interno, da quello della Pubblica Amministrazione (Giulia Bongiorno) e da quello dell’Economia (Giovanni Tria) ed è datato 31 gennaio 2019. Ora è stato anche pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e, quindi, è entrato in vigore in tutti gli effetti.

(foto di copertina: archivio Ansa)