«Il cane è come uno di famiglia». La sentenza di Genova che rivoluziona il rapporto animale-padrone

di Enzo Boldi | 26/06/2019

Cane di famiglia
  • La sentenza del tribunale di Genova valorizza l'affetto tra animali e padroni

  • Si parla di cani (ma anche altro) che entrano a far parte della famiglia e che non sono cose

  • Il caso partito da un errore veterinario a Zoagli, in Liguria

Chi ha un animale in casa può capire e sottoscrivere tutto l’amore che cani, gatti (o altre specie considerate domestiche) riescono a dare all’essere umano. La sentenza della Corte d’Appello di Genova conferma questa linea parlando espressamente di cane di famiglia, facendo riferimento alla sua partecipazione effettiva al nucleo familiare in cui vive. Il tutto è partito da un errore medico di un veterinario ligure che, qualche anno fa, sbagliò un intervento su una ‘bastardina‘ di nome Yuma.

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Era il 2011 quando una signora di Zoagli (in provincia di Genova) prese un cucciolo simile a un Pastore tedesco da un canile in Sardegna. Si era accorta del suo modo di camminare zoppicante e allora si rivolse a un veterinario che procedette con l’intervento. Un’operazione che, però, è finita male con la zoppia della piccola Yuma che era addirittura peggiorata dopo che il veterinario aveva provato a risolvere il suo problema. E dal 2013 la donna di Zoagli e il veterinario hanno iniziato questa causa civile che già in primo grado aveva dato ragione alla proprietaria del cane.

Cane di famiglia, la sentenza che rivoluziona il rapporto uomo-animale

L’avvocato civilista che ha curato gli interessi della donna, infatti, ha portato avanti la tesi la proprietaria del cane ha subito un torto per via dell’intervento sbagliato dal veterinario. Secondo la legale, infatti, la signora di Zoagli ora non potrà più fare lunghe camminate con Yuma perché quell’operazione ha peggiorato le sue condizioni di salute. Di conseguenza, quindi, anche la padrona ne ha risentito di questo errore. Per questo era stato chiesto anche un rimborso per il danno emotivo da 4500 euro. La tesi difensiva del veterinario, invece, si opponeva a questa richiesta di soldi perché ha considerato il cane come «una cosa» e, quindi, il suo valore i basa sul prezzo. Yuma, però, è un cane di razza mista preso gratuitamente in un canile. Quindi, secondo il legale del veterinario, il suo parere è pari a zero.

L’affetto e il legame danno valore

In primo grado era stato già sentenziato il risarcimento da versare alla donna. La Corte d’Appello non solo ha confermato quanto deciso in precedenza, ma ha anche sottolineato l’esistenza di un legame con il cane di famiglia: il valore del cane «può essere pressoché nullo al momento dell’acquisto, come nel caso in esame, ma cresce tipicamente nel caso di animali col tempo, in ragione del legame affettivo e relazionale che si instaura». Il cane – come qualsiasi altro animale – fa parte della famiglia che lo ospita e non può essere considerato una cosa o un oggetto.

(foto di copertina: Bruce R. Bennett/The Palm Beach Post via ZUMA Wire)

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