Il fango su Camilleri dopo la sua morte: «Un comunista in meno. Che la Madonna di Salvini ti assista»

Ci sono giorni in cui si dovrebbe rimanere in silenzio. Il giorno della morte di Andrea Camilleri è uno di questi. Sui social, invece, tra le migliaia di messaggi di cordoglio per la scomparsa del maestro, è sempre accompagnato da odiatori che vomitano le proprie frustrazioni liberando le dita sulle tastiere dei propri pc o smartphone, portando avanti la loro campagna fatta di fango (il cui colore e odore rappresenta ben altro) anche di fronte alla morte di un personaggio che – come è logico e lecito – aveva idee diverse dalle proprie. Era già accaduto alla notizia del suo malore e il copione si è ripetuto e si sta ripetendo anche nel giorno più triste.

La storia, purtroppo, si ripete. E i commenti sono dello steso tenore. L’ossessione dei leoni da tastiera seriali è quella dell’appartenenza politica di Andrea Camilleri. In molti, infatti, non dimenticano il duello dialettico a distanza tra lo scrittore e il ministro dell’Interno Salvini. Purtroppo, per via di una campagna dell’odio rilanciata sul web, chi tocca il Capitano è destinato a finire nelle fauci di questi leoni da tastiera che, probabilmente, nella vita non sono altro che gattini. Ma i social danno spalle larghe illusorie a tutti.

Gli insulti a Camilleri

Camilleri il comunista, quindi – secondo una logica di chi segue pedissequamente e pende dalle labbra e dalla barba di chi bacia il crocifisso e tiene in mano il rosario davanti al pubblico – non merita di riposare in pace. Ovviamente il discorso si sposta anche sul Pd, immancabile in queste occasioni.

Fa sorridere chi parla di «odiatore seriale in meno». Forse in casa sua mancano gli specchi o forse riconosce i propri difetti negli occhi degli altri. È un talento anche questo dato che sui social, ormai, vale tutto.

I nomi censurati

Questa è solo una selezioni di alcuni dei commenti che si stanno riproducendo uno sopra l’altro sulle notizia della morte di Camilleri riportata dai vari giornali. I nomi di chi si è fregiato di queste parole di odio sono stati censurati (come facciamo sempre) perché l’obiettivo è quello di denunciare un fenomeno e non di porre sulla gogna mediatico questa o quella persona. Facendo il contrario, invece, ci renderemmo tutti rei dello stesso tipo di atteggiamento.

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