Il governo non permette di comprare giornali con il Bonus cultura dedicato ai giovani

di Enzo Boldi | 26/02/2019

Bonus Cultura
  • Il governo ha bocciato un emendamento per ampliare la spesa del bonus cultura

  • I diciottenni, destinatari del fondo, non potranno sottoscrivere abbonamenti ai giornali con quei soldi

  • Le opposizioni accusano la maggioranza di voler negare l'importanza del'informazione

Una volta si parlava di legge bavaglio, ora si può parlare di benda sugli occhi. Martedì sera il governo ha respinto un emendamento al decretone – all’esame dell’Aula del Senato – che voleva allargare la spesa del bonus cultura anche agli abbonamenti ai quotidiani. Una mossa che ha fatto scoppiare la classica bagarre a Palazzo Madama, con l’opposizione che ha parlato di una compressione della libertà di stampa e di essere informati.

LEGGI ANCHE > C’è un problema per avviare quota 100: l’Inps non ha ancora rappresentanza legale

L’emendamento al decreto su reddito e pensioni presentato dal senatore Andrea Cangini (Forza Italia) e prevedeva l’estensione della spesa del bonus cultura riservato ai 18enne anche all’acquisto e sottoscrizione di abbonamenti ai quotidiani. La relatrice Nunzia Catalfo (M5s) si era rimessa al parere del governo, mentre il sottosegretario al Lavoro Claudio Cominardi (suo collega di partito) ha preso la parola in aula per dare parere contrario e l’emendamento è stato respinto dall’assemblea. Una decisione che ha fatto scoppiare la bagarre in Aula, con il Pd e Forza Italia che hanno accusato il governo di avere un atteggiamento punitivo nei confronti della stampa.

Col bonus cultura non ci si potrà abbonare ai giornali

Andrea Cangini, firmatario dell’emendamento respinti, ha ricordato come il tutto fosse a costo zero e che «in commissione tutti erano d’accordo, volevamo rimediare a una disattenzione del passato». Anche il Pd si è scagliato contro la decisione della maggioranza, con i capogruppo Andrea Marcucci che ha accusato il governo: «State cercando di comprimere la libertà dei giornalisti e dite che aiutare la stampa è un male».

Vito Crimi prova a rimediare

Poco dopo è intervenuto il sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi, che ha provato a mettere una toppa: «Il bonus cultura c’è l’intenzione di rivederlo nella sua interezza, come sapete ho sempre sostenuto fin dall’inizio che non è solo il bonus cultura lo strumento per incentivare il lettore e che deve essere universale per tutti. Nell’ambito dei risparmi di spesa del finanziamento diretto agli editori, questi saranno utilizzati per intervenire nel sistema editoria nel suo complesso nel quale il punto centrale sono i cittadini con l’obiettivo di arrivare a sostenere gli abbonamenti ai giornali non solo dei 18enni».