Il capo degli artificieri di Torino: «Ecco come si disinnesca una bomba della seconda Guerra Mondiale»

bomba Torino

Il colonnello Fabio Mario Pescatrice è il comandante del 32esimo reggimento Genio Guastatori della Brigata alpina Taurinense dell’Esercito. È lui che nei giorni scorsi ha guidato la squadra di artificieri che hanno disinnescato la bomba dormiente MK IV da 500 libbre ritrovata da alcuni operai in un cantiere nel centro di Torino, vicino alla stazione Porta Nuova.

Un’operazione importante che ha portato le autorità a sgomberare per precauzione circa le circa 3 mila famiglie (9.582 persone per l’esattezza) che abitano nella zona rossa, zona che copriva gran parte del quartiere di San Salvario che sorge nelle immediate vivinanze del cantiere di via Nizza dove è stata rinvenuta la bomba.

Bonifica Torino bomba
Inizio delle procedure preliminari

Durante la II Guerra Mondiale Torino fu uno dei principali bersagli dell’aviazione alleata

“L’ordigno era stato lanciato da un quadrimotore della Raf il 28 novembre del 1943″, spiega Pescatrice. All’epoca Torino era uno dei bersagli principali dell’aviazione alleata poiché la capitale sabauda era sede di alcune tra le più importanti fabbriche che rifornivano di materiale bellico l’esercito italiano. La scia dei grandi bombardamenti iniziati nell’autunno del ’42 continuò per tutto il 1943, quando su Torino furono fatte cadere bombe di grosso calibro, spezzoni incendiari e ordigni al fosforo, che provocano la distruzione di edifici cittadini e, da febbraio in poi, degli stabilimenti Fiat, dell’Aeronautica, della Lancia, della Superga, della RIV e della Wamar.

Come si disinnesca una bomba della II Guerra mondiale

Ma come avviene il disinnesco di una bomba dormiente di grande impatto distruttivo come quella che è stata trovata a Torino? Lo abbiamo chiesto al comandante Fabio Mario Pescatrice che ha spiegato a Giornalettismo le procedure tecniche utilizzate dalla sua squadra per mettere in sicurezza l’ordigno.

Bonifica Torino bomba
Il getto d’acqua dello Swordfish

“La bonifica – spiega il colonnello – avviene in questi casi in due fasi distinte“. La prima aveva come obbiettivo l’inertizzazione delle due spolette, mentre la seconda prevedeva il trasporto in sicurezza della bomba nel sito individuato per farla brillare, una cava di Ciriè, nei pressi del capoluogo sabaudo.

Una squadra di dieci artificieri ha lavorato da remoto effettuando il cosiddetto “swordfish”

“La spoletta posteriore, più facile da raggiungere e non danneggiata, è stata inibita neutralizzata con l’iniezione di una speciale schiuma“, spiega Pescatrice. “Qella anteriore, che al contrario della prima era gravemente danneggiata, è stata separata dal corpo della bomba con un taglio effettuato da remoto con il cosiddetto swordfish“, continua. Si tratta di un particolare macchinario in grado di “sparare” un potente getto di sabbia e acqua capace di tagliare l’involucro della bomba, permettendo così la rimozione della spoletta. Il taglio da remoto è stato realizzato da una postazione che si trovava a circa 50 metri di distanza dalla bomba, dove si trovavano 10 artificieri coordinati dal colonnello e dal maggiore Elvio Pascale.

Bonifica bomba Torino
Taglio effettuato

In Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta oltre 140 interventi in un anno

Portate a termine queste operazioni l’ordigno è stato trasportato a Ciriè a bordo di un cmaion dell’esercito e distrutto. “Le procedure che utilizzano gli operatori CMD dell’Esercito [CMD è l’acronimo per Conventional Munition Disposal, ovvero bonifica da ordigni convenzionali, ndr] sono ormai consolidate e ci hanno consentito quindi di tenere il livello di rischio a livelli molto bassi”, assicura Fabio Mario Pescatrice.

Dall’inizio del 2019 ad oggi gli artificieri del 32 esimo Reggimento Genio Guastatori ha effettuato circa 140 interventi neutralizzando oltre 250 residuati bellici esplosi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Bonifica bomba Torino
Caricamento della bomba sul mezzo
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