Bielorussia: per Lukashenko è la sesta vittoria, ma il paese è scosso dagli scontri

10/08/2020 di Daniele Tempera

Dopo le elezioni il buio. È uno scenario surreale quello che i cronisti di tutto il mondo descrivono dalla capitale Minsk dove, nelle elezioni presidenziali,  Alexander Lukashenko è stato rieletto per la sesta volta consecutiva con una percentuale dell’80% dei voti.  Gli exit poll assegnerebbero infatti il 79,7% dei voti. All’unica candidata dell’opposizione ammessa, Svetlana Tikhanovskaja, andrebbe invece un risicato 6,8%. Dati elettorali che hanno fomentato gli scontri e portato il governo centrale a oscurare internet e la luce elettrica nella capitale. Al momento il bilancio degli scontri parla di almeno sette feriti, barricate erette in pieno centro ed episodi in cui la polizia si rifiuta di scontrarsi con i manifestanti.

Chi é Lukashenko e chi è la sfidante

Al potere dal 1994, per molti, Usa compresi, il presidente “bielorusso” è considerato come “l’ultimo dittatore d’Europa”. Ex capo di una fattoria sovietica, la gestione paternalista di Lukashenko è andata progressivamente in crisi negli ultimi anni anche a causa dell’economia stagnante e del negazionismo sul Covid-19, che nel Paese ha prodotto circa 600 vittime. L’oppositrice, Svetlana Tikhanovskaja, è invece un ex insegnante di inglese e traduttrice. È stata andidata dal marito  Sergei Tikhanovsky, blogger e youtuber tra i più noti oppositori di Lukashenko. L’uomo è stato arrestato a inizio maggio, prima delle elezioni. L’obiettivo della candidata di opposizione inoltre, non era quello di governare, ma di venire eletta per effettuare un’amnistia per tutti i prigionieri politici e poi indire nuove elezioni trasparenti nel giro di sei mesi.

Sono numerose infatti, al momento, le segnalazioni di brogli elettorali. Un’altra testimonianza, diventata subito virale in rete, mostra una donna che scende da un seggio carica di schede elettorali.

“La Bielorussia non sprofonderà nel caos, nella guerra civile”, aveva promesso Lukashenko andando ai seggi. Un’affermazione che lasciava intendere una certa rioccupazione, anche nel presidente bielorusso, nonostante le rassicurazioni di facciata.

 

 

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