Beluga salvato dai Norvegesi: «È un’arma addestrata dai russi»

di Gaia Mellone | 29/04/2019

  • Il beluga si era avvicinato più volte alla nave dei pescatori

  • Quando sono riusciti a slacciare l'imbracatura dall'animale hanno notato l'identificativo dell'Equipment St. Petersburg

  • Gli scienziati russi hanno negato di star conducendo studi sui mammiferi riconducibili al mammifero

Addestrare un beluga a scopi militari? possibile, sopratutto nelle acque del nord. Secondo dei pescatori norvegesi, il mammifero che hanno salvato sarebbe stato un «arma addestrata».

Beluga salvato dai Norvegesi: «È un’arma addestrata dai russi»

L’animale era stato già notato nelle acque al largo del Finnmark, la contea più settentrionale della Norvegia che confina con la Russia, dai pescatori in diverse occasioni, in cui era sembrato che il beluga si avvicinasse alla barca. Inizialmente i norvegesi avevano pensato fosse semplicemente un gioco o una curiosità, ma dopo aver notato l’imbracatura hanno capito che l’animale stava chiedendo aiuto, cercando di strisciare contro le pareti dell’imbarcazione.

Il Beluga salvato in Norvegia con addosso l’equipaggiamento di San Pietroburgo

Dopo diversi tentativi, il pescatore 26enne Joar Hesten si è tuffato in acqua con indosso una tuta di sopravvivenza per difendersi dalle temperature ghiacciate dell’acqua vicino all’isola di Rolfsoya. «Quando ero in acqua, è arrivato davvero vicino, e sono riuscito a raggiungere e slacciare la fibbia anteriore» ha raccontato all’emittente locale NRK . Sull’imbracatura erano sistemante anche delle fotocamete GoPro, ma il dettaglio che  ha destato più curiosità è stato un altro: sulla fibbia della fascia infatti era riportato il simbolo dell’Equipaggiamento di San Pietroburgo.

Audun Rikardsen, professore presso il Dipartimento di biologia marina e artica dell’Università di Tromsø, ha dichiarato di aver contatto diverse organizzazioni scientifiche russe per scoprire se l’animale fosse parte di qualche studio, ricevendo risposta negativa. A riconferma sarebbe anche l’atteggiamento tenuto dall’animale, che si avvicinava alla barca tenendo la testa fuori dall’acqua e la bocca spalancata, come in attesa di una ricompensa.Un comportamento che sarebbe in linea con metodi di addestramento e non di ricerca. I colleghi gli avrebbero poi confermato che l’ipotesi che il Beluga sia parte di un programma militare non è affatto campata per aria. «Se l’animale arriva dalla Russia, ci sono ottime ragioni per credere che non sia stata opera degli scienziati russi, ma piuttosto della marina che l’ha fatto» avrebbe detto  Martin Biuw dell’Istituto di ricerca marina a Rikardsen.

Beluga parte dei progetti militari russi – e non solo

Il biologo marino Jorgen Ree Wiig ha commentato la notizia con la CNN sottolineando che la marina russa «è nota da tempo per addestrare i beluga a condurre operazioni militari come difendere le basi navali, aiutare i sub, recuperare attrezzature perse». Addestrare mammiferi animali a scopi militari può sembrare insolito, ma non lo è. Durante laGuerra Fredda infatti, sia gli Stati Uniti che la Russia avevano addestrato mammiferi marini tra cui balene, delfini, leoni marini e foche. Programmi che sono continuati anche ai giorni nostri: negli USA ad esempio, il centro operativo della Marina che cura questi programmi si trova a San Diego. Nel 2017 inoltre, il Siberian Times pubblicò la notizia che l’Istituto di ricerca sulla biologia marina di Murmansk stava addestrato balene beluga, delfini e foche per scopi militari. E forse questo beluga arriva proprio da lì. 

(credits immagine di copertina: Fermo immagine video Twitter @KEIKO4CHANGE)

 

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