Barbara Held, capomissione della Alan Kurdi, non è «la nonna di Carola Rackete»

02/08/2019 di Gaia Mellone

Dopo la polemica sull’assenza di reggiseno di Carola Rackete, ora Libero punta il radar del body shaming contro la capomissione della Alan Kurdi, Barbara Held. Anzi, stavolta se la prende con la sua età, definendola «la nonna di Carola Rackete».

Barbara Held, capomissione della Alan Kurdi, non è «la nonna di Carola Rackete»

Ad accomunare le due donne è la nazionalità tedesca e la partecipazione all’attività umanitaria delle Ong. Nulla di più. La penna di Libero però decide di trasformare Barbara Held nella «nonna di Carola Rackete» non in un editoriale retorico, magari cercando di creare un simbolismo di qualche genere. La signora Held diventa nonna in una sola riga verso la conclusione dell’articolo che racconta lo stallo della nave della Alan Kurdi intorno alle acque di competenza dell’isola di Lampedusa, dove stava attendendo notizie sullo sbarco. Nel pomeriggio di venerdì la Alan Kurdi ha fatto sapere di aver deciso di cambiare rotta e dirigersi a Malta, rinunciando al braccio di ferro con il Viminale che aveva firmato il divieto di transito. «Bisogna trovare una soluzione, in fretta, non metterla sulle spalle di quelle persone che hanno sofferto così tanto» scrive nel tweet Barbara Held.

Trattasi quindi di un articolo di cronaca dove la nota di “colore” diventa però il titolo. L’età di Barbara Held non viene mai citata, ma la donna viene definita come «anziana» e «sorta di “nonna” di Carola Rackete, anch’ essa tedesca». Barbara Held, capomissione della Alan Kurdi, si è fatta “notare” dopo aver pubblicato su twitter un video in cui mostra che tra i 40 migranti soccorsi mercoledì ci sono anche due donne, di cui una incinta, e tre bambini, uno di questi con una grande cicatrice su una spalla.  «Le persone che abbiamo soccorso ci hanno detto che preferiscono essere gettate in mare piuttosto che tornare in Libia. Non lasceremo che succeda» dice nel video pubblicato sul canale twitter della Ong Open Arms dopo il soccorso.

Chi è Barbara Held

Barbara Held, 52 anni, è un medico: ha svolto fino al 2014 l’attività come medico di base per poi specializzarsi come medico di emergenza a bordo delle navi. Ha partecipato a diverse missioni con la Ong Sea Eye, prestando soccorso ai migranti salvati in mare a bordo della Sea watch 2. Nel 2016 raccontava di alternare il suo lavoro a bordo delle navi da soccorso con quello a bordo di navi da crociera, ma le immagini di disperazione a cui ha assistito l’hanno convinta a concentrarsi sempre di più sul lavoro con la Ong. «Ho visto i morti galleggiare nell’acqua» raccontava in una intervista del 2016 a proposito di una missione appena conclusa: «Ad un certo punto ho scoperto qualcosa di molto colorato, che pensavo fosse spazzatura. Mentre ci avvicinavamo, mi resi conto che c’era una donna alla deriva in un abito molto colorato. Al suo fianco c’era qualcosa avvolto nello stesso tessuto colorato – suo figlio. Una coppia legata l’una all’altra da una corda e galleggiava senza vita nell’acqua. Ho subito dovuto pensare alla coppia di Pompei aggrappata l’una all’altra in agonia». I racconti delle persone soccorse in mare, il ricordo delle urla nella notte che chiedono aiuto: immagini che nei racconti di Barbara Held tornano costantemente. «Sono madre di due figli, che stanno bene e al sicuro grazie ad un destino favorevole ad un passaporto “giusto”» diceva in un video pubblicato da Sea Eye del 2018, parlando con alle spalle il porto e le croci nere in ricordo delle morti in mare. Parlava dei migranti che preferirono gettarsi in mare piuttosto che salire sulla motovedetta libica: il terrore di tornare indietro li aveva spinti fino alla Sea Watch che era stata obbligata a rimanere in disparte. Lei racconta di averli raccolti, mentre la guardia costiera libica minacciava la Sea Watch. In quell’occasione salvarono poco più di un centinaio di persone. Una missione che è un imperativo morale: «L’accoglienza e l’integrazione di così tanti rifugiati è certamente una sfida. Ma con le persone che sono già in viaggio, tutti abbiamo una responsabilità» diceva a proposito delle prime reazioni della Germania all’arrivo dei migranti soccorsi nel Mediterraneo. «È abbastanza normale per noi medici aiutare tutti, indipendentemente dal fatto che siano responsabili dei propri problemi di salute o che abbiano un’assicurazione sanitaria. Non aiutiamo solo le persone che pagano». Ora a bordo della Alan Kurdi, a capo della sua missione, Barbara Held ha deciso di fare rotta verso Malta, ciò che conta per lei è tenere le persone soccorse lontane dalla Libia e dalla Tunisia, dove tornerebbero a essere prigionieri.

 

(Credits immagine di copertina: Fermo immagine video Twitter sea-eye@seaeyeorg)

 

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