L’audio di Di Maio nell’incontro a porte chiuse: «Ogni volta che dobbiamo votare un provvedimento, ci dobbiamo sedere io, Conte e quello là»

di Gianmichele Laino | 29/07/2019

audio Di Maio

Luigi Di Maio ha un doppione. Quando parla in pubblico ha parole al miele per la Lega e cerca di scongiurare ogni giorno la crisi di governo, quando parla in privato, invece, utilizza termini meno concilianti. Così, nel corso di un incontro blindatissimo con circa 500 attivisti del Movimento 5 Stelle a Cosenza, il capo politico pentastellato ha utilizzato un linguaggio più che colloquiale per parlare dell’alleato nell’esecutivo.

Audio Di Maio, per il capo politico M5S Salvini è «quell’altro là»

In quest’audio registrato da alcuni dei presenti e pubblicato dal portale LaCNews24, Luigi Di Maio afferma:

«A volte – ha detto Di Maio agli attivisti – siamo costretti a subire la Lega che è insopportabile. Ma dopo le elezioni non avevamo alternativa: o andavamo all’opposizione o cercavamo di portare a casa il più possibile nelle peggiori condizioni. Ogni volta che si deve approvare un provvedimento, in Parlamento o in Consiglio dei ministri, ci dobbiamo sedere a un tavolo io, Conte e quell’altro là e dobbiamo fare un accordo. Ogni volta. Quando ti siedi a quel tavolo non puoi pretendere, perché se lo fai anche l’altro pretende e non si porta a casa niente. Se non esistesse questo contratto con la Lega, in Parlamento ci sarebbe ancora un partito unico, quello a favore di Radio radicale e della Tav»

L’attacco alla Lega, l’attacco a Radio Radicale, l’attacco alla Tav. Così parla Di Maio con gli attivisti del Movimento. Tuttavia, quando si arriva in aula, i pentastellati votano esattamente quello che propone la Lega. Nell’incontro di circa un’ora, poi, Luigi Di Maio ha affrontato anche i temi della nuova organizzazione del Movimento 5 Stelle, con il mandato zero e i facilitatori che manterranno i contatti tra i parlamentari di Roma e Bruxelles e i territori.

Audio Di Maio, le differenze tra i discorsi pubblici e quelli privati

Non ha fatto mistero di aver notato, all’interno del Movimento 5 Stelle, un certo fermento e una certa confusione. Ha ammesso le debolezze della struttura originaria del partito fondato da Beppe Grillo, ha riconosciuto il fatto che sia verticistico e ha riportato al centro l’autorità del capo politico pentastellato (ovvero la sua autorità).

Questi discorsi sono ampiamente giustificati all’interno di una riunione organizzativa tra attivisti di un movimento che è profondamente cambiato nel corso degli anni. Ma è inspiegabile questo astio privato nei confronti di Matteo Salvini che non si traduce, con altrettanta efficacia, in azioni concrete in pubblico. «Il ‘partito unico’ non vede l’ora di far cadere il governo, perché a settembre si vota il taglio dei parlamentari – dice Di Maio -: io voglio arrivare a questo orizzonte, perché credo sia un grande traguardo». E dopo?