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Ospedale di Nola, le cause dell’emergenza secondo i dirigenti sospesi | VIDEO

Nessuna carenza di organico medico e paramedico. Nessuna difficoltà organizzativa. E nemmeno una grave mancanza di apparecchiature o materiale. I motivi dell’emergenza che nei giorni scorsi ha mandato in tilt il pronto soccorso dell’ospedale di Nola, in provincia di Napoli, il presidio Santa Maria della Pietà di via Seminario, non vanno ricercate né nelle negligenze di chi deve assistere in prima persona i pazienti né negli errori che talvolta commettono i dirigenti sanitari. Ma nella eccezionale confluenza di più emergenze che ha ingolfato l’unità operativa dedicata ai casi più urgenti.

 

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È quanto hanno spiegato oggi ai cronisti due dirigenti sanitari (più tardi sospesi dal servizio in attesa dell’esito delle indagini interne), il dott. Felice Avella, responsabile della medicina d’urgenza, e il dott. Andreo De Stefano, direttore sanitario della struttura. Si è trattato – ha detto Avella – di un «caso eccezionale legato a tanti motivi: il cattivo tempo, che ha bloccato il ricorso ad altri pronti soccorsi, l’epidemia influenzale, ed anche la paura della meningite». Ma un peso avrebbe avuto anche la concomitanza con il periodo di vacanze. «I pazienti a volte non trovano adeguata assistenza territoriale e si riversano al pronto soccorso», ha ripetuto il medico, sottolineando come la stragrande maggioranza dei casi affrontati non era particolarmente grave. «Bisogna notare – ha continuato – che su 265 persone in pronto soccorso, solo una minima parte è stata ricoverata. La maggior parte ha fatto soltanto un po’ di terapia e poi è tornata a casa».

OSPEDALE NOLA, CAUSE DELL’EMERGENZA

Quello del flusso enorme al pronto soccorso di pazienti che potrebbero essere assistiti anche ad un livello inferiore di assistenza è una delle questioni che continuano ad essere maggiormente evidenziate dagli addetti ai lavori. A microfoni spenti un medico del 118 ci ha spiegato che molti interventi potrebbero essere affrontati da medici di famiglia e guardia medica, ma che in tanti, spesso anziani, ricorrono ai servizi ospedalieri perché si fidano di più e pensano di correre meno rischi. Se questa diventasse la prassi, in effetti, anche un numero più che adeguato di camici bianchi non basterebbe per garantire il servizio. «Il direttore sanitario – ha detto ancora il dott. Avella – aveva aumentato la disponibilità di medici. Ce n’erano tre al pronto soccorso, nei reparti c’erano internisti, rianiamtori, pediatri, ecografisti». Gli episodi di pazienti assistiti per terra (la scena che ha fatto il giro del web) sarebbero, dunque, dovuti al numero di barelle disponibili (esiguo nella fase di emergenza ma adeguato in precedenza). Al pronto soccorso di Nola le barelle solitamente sono 10. Durante l’emergenza altre sono state ‘sequestrate’ dalle ambulanze. Ma non sono bastate per evitare il caos.

Il nodo, ripetono dunque al Santa Maria della Pietà, è strutturale. «Il problema di quest’ospedale – ha detto ancora il responsabile della medicina d’urgenza – non è tanto di aumentare il numero delle barelle, ma di aumentare i posti letto. Qui c’è un’ala che dev’essere ristrutturata dalla quale verranno fuori nuovi posti. Il direttore ci sta già lavorando». «Dal punto di vista organizzativo – ha spiegato proprio il direttore  De Stefano – riusciamo a tamponare le emergenze. Ci attrezziamo per tempo. Ma siamo l’unico ospedale con pronto soccorso su un’area vastissima che va dal Sarnese al Vesuviano, al Pomiglianese, all’Acerrano, al Nolano, al Vallo di Lauro, al Baianese: un’utenza di più di 500mila abitanti». Troppi per una struttura con qualche centinaio di posti. Una buona occasione sarebbe il nuovo piano di organizzazione della rete ospedaliera regionale approvato pochi mesi fa. «Per l’ospedale di Nola – ha continuato De Stefano – è previsto un potenziamento. Il problema è che questa struttura è un monoblocco inaugurato nel 1971, non è stato modificato e non ha capienza: abbiamo bisogno di un ampliamento».

 

 

Qualcuno, nelle stanze della direzione ricorda che la situazione si è fortemente aggravata da circa 5 anni, da quando, nell’agosto 2011, fu chiuso il pronto soccorso dell’ospedale di Pollena Trocchia, il presidio Cavalier Raffaele Apicella, presso il quale oggi è possibile ricevere solo assistenza di primo soccorso. Basta chiamare al centralino dell’ospedale per scoprire che in quell’altra vasta area del Napoletano non c’è un pronto (primo) intervento sanitario con un cardiologo, non ci sono specialisti, è non è possibile fare esami come quelli del sangue o radiografie. «Molti pazienti – spiegano addetti all’ospedale di Nola – da Ottaviano (altro centro della provincia di Napoli, circa 24mila abitanti) si riversano qui». Aumentando il rischio di ingolfare l’assistenza. Che spesso regge. E altre volte invece, come pochi giorni fa, no.

Qual è dunque la soluzione? La via d’uscita ad un problema radicale non può che essere radicale. I medici spiegano che bisogna evitare che la Sanità in Campania sia ‘ospedalocentrica’. Un filtro efficace all’accesso delle persone è – ci ha detto ancora il dott. Avella – un rimodellamento dell’organizzazione assistenziale sul territorio (guardia medica, 118, medico di medicina generale) e un miglioramento della collaborazione tra medici e distretto sanitario. Bisognerebbe poi aumentare il numero di ambulatori in ospedale». «Molte volte il problema è legato alla gestione dei malati cronici. Ed oggi la maggior parte dei pazienti sono cronici. Bisogna fare in modo che quando tornano al loro domicilio non ci siano riacutizzazioni. La nuova dirigenza dell’Asl, il direttore Sanitario dell’Asl Napoli 3 Sud Luigi Caterino, ci sta convocando continuamente per mettere su i percorsi, per tantissimi pazienti, di collaborazione tra ospedale e territorio: la rete per il cuore, per l’ictus, per le fratture di femore». Si deve evidentemente partire da lì. E da una squadra di medici che al momento dell’emergenza all’ospedale di Nola «era di tutto rispetto». Una squadra che «tanti ospedali non hanno», dicono i colleghi. «Non c’è stato alcun errore medico. Non c’è stato alcun problema con i pazienti al di là della gestione della struttura. I pazienti sono stati tutti curati e anche salvati, compreso un paziente che ha avuto un arresto cardiorespiratorio ed è stato defribillato», ripetono al Santa Maria della Pietà.

Ma anche gli utenti dovrebbero avere la loro parte. Bisogna «evitare – è l’appello di De Stefano – di venire in ospedale per patologie che non sono effettivamente da pronto soccorso. Alcune patologie possono essere intercettate a livelli inferiori di assistenza. Mi riferisco ai medici di famiglia, ai pediatri di libera scelta, alle guardie mediche, agli specialisti ambulatoriali». Il direttore sanitario fornisce i numeri: «Nel 2016 su 66mila prestazioni in pronto soccorso a Nola abbiamo ricoverato solo 8.222 persone, l’88% delle persone sono state dimesse. Non dico che si tratta prestazioni inutili, ma probabilmente poco appropriate per la complessità dell’assistenza ospedaliera».

OSPEDALE NOLA, SOSPENSIONE DEI DIRIGENTI E POLEMICHE

La sospensione dal servizio dei dirigenti sanitari viene in queste ore accompagnata da un’aspra polemica politica. Ad annunciarla è stata la responsabile della Asl Napoli 3 Sud Antonietta Costantini. Insieme ad Avella e De Stefano è stato sospeso anche il responsabile del pronto soccorso Andrea Manzi. «Tutti i pazienti giunti nel pronto soccorso dell’ospedale di Nola sono stati adeguatamente seguiti. Nessuno è stato abbandonato», ha detto Costantini commentando la vicenda dei malati adagiati sul pavimento. Ma – ha commentato – Questa vicenda mi ha fatto male  abbiamo aperto l’Obi (osservazione breve intensiva), poco dopo il mio insediamento. A fine mese sarà aperta una nuova rianimazione. Abbiamo acquistato, sempre per l’ospedale di Nola, un macchinario per la risonanza magnetica. Insomma, lotto da mesi per aggiustare le cose che non funzionavano, e quelle immagini hanno fatto più male a me che ai dirigenti del presidio ospedaliero’». Il governatore della Campnia Vincenzo De Luca, che questa mattina ha convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della regione, ha chiesto di «avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso». «De Luca – ha affermato il deputato di Forza Italia Paolo Russo attaccando il presidente della Regione Campani – per non licenziare se stesso ed il direttore generale dell’Asl Na 3 Sud scarica, come fanno gli infami, la responsabilità sui poveri operatori della salute che sono al fronte: troppo comodo» «Cosa potevano fare i tre operatori colpiti dal provvedimento censorio del pover’uomo De Luca? Potevano non curare i pazienti che si sono recati al pronto soccorso o potevano diventare letti? Le carenze nella programmazione dell’azienda sanitaria, l’assenza del filtro del territorio, le risorse negate dalla regione perché spostate su Salerno e le assunzioni bloccate sono – ha aggiunto il parlamentare – tutti macigni di responsabilità che pesano sulla testa di De Luca». E ancora: «Ci sarebbe da premiarli, piuttosto quegli operatori che, con scrupolo e dedizione, al limite dell’eroismo, hanno provato a dare risposta di salute e conforto ad ogni malato».

(Foto di: Giornalettismo)

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