L’ex aiutante di Casaleggio: «Il Movimento Cinque Stelle ha tradito sé stesso»

di Tommaso Caldarelli | 22/04/2016

marco canestrari intervista movimento cinque stelle

Dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, nel Movimento Cinque Stelle è il momento dell’incertezza. Forse della resa dei conti, sicuramente del’amarezza: è tanta quella dimostrata da Marco Canestrari, ex “braccio destro” del cosiddetto guru dei pentastellati, sempre accanto a lui e a Beppe Grillo. Una sorta di uomo-ombra, uomo macchina, nessuno più di lui conosce le dinamiche più profonde del Movimento che ha visto nascere e che, racconta, oggi vede cambiare. E non per il meglio.

L’EX AIUTANTE DI CASALEGGIO: «IL MOVIMENTO CINQUE STELLE HA TRADITO SÉ STESSO»

E’ Jacopo Iacoboni a raggiungere Marco Canestrari a Londra e a intervistarlo per la Stampa.

«Sono stato per anni l’uomo che seguiva Beppe Grillo ovunque, dal colloquio con l’ambasciatore tedesco a quello con il presidente del Senato. Ho lavorato anni alla Casaleggio accanto a Gianroberto, ero il suo inviato agli incontri nazionali dei meet up, la cinghia di trasmissione tra loro, le cellule originarie del Movimento, e lui. Solo io e altre due persone sappiamo davvero cosa volessero Roberto e Beppe». Marco Canestrari oggi ha 33 anni. Sa tutto, del passato e del presente di quello che ormai è un’azienda-partito. Alla Casaleggio, dove fu chiamato dal fondatore, lo chiamano con lo sfottò appioppato da Grillo, «la mente grigia». Oggi vive a Londra, fa il programmatore informatico. Ha deciso di parlare e raccontare la mutazione genetica del Movimento, chi l’ha voluta e chi nonostante le lacrime ha tradito le volontà del fondatore dell’azienda.

Perché lo fa? Di solito chi è stato alla Casaleggio una cosa in comune ce l’ha: il silenzio.

«All’inizio eravamo una comunità. Roberto amava quella parola. Ora non più. Era il mio capo, lo ricordo con molto affetto e professionalmente devo tutto a lui. Credeva davvero nel suo progetto, non aveva secondi fini. Ma le cose sono andate diversamente»

Con l’Italicum, dice Canestrari, il Movimento ha ottime possibilità di vincere le elezioni. Ed è un esito che lui proprio non si augura. Le critiche all’attuale corso del Movimento Cinque Stelle è ferocemente criticato dall’ex impiegato della Casaleggio Associati.

Perché è pessimista?

«Il Movimento nel 2013 è stato votato per nove milioni di motivi diversi, nessuno dei quali era ritrovarsi un gruppo parlamentare impegnato in una guerra per bande e a coprire le proprie bugie, a cominciare dagli stili di vita, tutt’altro che francescani. È nato denunciando i politici che usavano la querela per minacciare i giornalisti, e ora spaccia robaccia sui siti legati al blog, e alimenta cultura della minaccia e diffamazione seriale in rete. Sono diventati la voce del nuovo oscurantismo. Come gli antivaccinisti che attirano i clic sui siti. Al ministero della salute ci mandiamo un antivaccinista? È un sistema che allontana le competenze e attira i ciarlatani».

Alla Casaleggio non dicevate che non c’erano leader? Qui si vede un leader, Di Maio, autonominatosi, e un capo sostanziale, Davide Casaleggio. È così?

«Autonominatosi al Tg1 peraltro. Secondo Roberto il direttorio doveva solo smistare responsabilità. Invece è stato usato per fini personali e per acquisire potere».

(…)

Può fare degli altri esempi?

«L’uso della tv per la rincorsa del consenso personale e non per il Movimento. Di Battista al Processo del lunedì. Fico che da Formigli dice che il limite del doppio mandato non si tocca, cioè parla a Di Maio anziché ai cittadini. Giravolte politiche impressionanti: l’assessore di Livorno indagato, a cui non si chiedono le dimissioni».

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Canestrari dice due cose: primo, la macchina del movimento è ora in mano a Davide Casaleggio, e questo non è necessariamente un bene.

Davide che persona è? È interessato alla politica?

«Davide non ha nessuna passione politica, a differenza del padre. Roberto aveva costruito il M5s su una suggestione culturale di fondo: Il ciclo dei robot di Asimov. Pensava alle regole del Movimento come alle tre regole della robotica di Asimov: noi mettiamo solo delle regole, non elementi politici, diceva. All’interno di quelle regole poi si sviluppa tutta la dialettica. Davide invece vuole solo raggiungere gli obiettivi che si dà. Mancato Roberto, il Movimento rimane solo un asset dell’azienda: chi lavora sui portali – sul blog e su Rousseau – è assunto dalla Casaleggio, ad essa risponde e lavora anche su altri progetti, estranei alla politica. Io non credo che loro si arricchiscano, ma finanziariamente questo modello sta in piedi grazie alla pubblicità sul blog – che peraltro risulta la sede ufficiale del M5S – e sui siti che il blog sponsorizza. Se vi rinunciano, devono licenziare».

Tutto questo continuerà a gestirlo Davide, non Di Maio?

«Sì, da quello che mi risulta. Ed è il punto politicamente rilevante».

In che senso?

«Chi ha i dati gestisce tutto. Per esempio, adesso c’è qualcuno in Casaleggio che può sapere chi dei parlamentari ha votato a favore del direttorio e chi contro. Siamo autorizzati a supporlo perché il codice di Rousseau non è pubblico. L’informazione è potere: se nell’ambito di una comunità alcuni hanno tutte le informazioni, e altri nessuna, questi guideranno i processi in base alle proprie esigenze. Lo dice sempre anche Davide».

 

La seconda considerazione, egualmente centrale, sta nel fatto che il ruolo di Beppe Grillo nel Movimento, d’ora in poi, dovrà tornare a decollare.

Canestrari, Grillo può non vedere tutto questo?

«Può non vederlo, sì. Non gli vengono dette cose molto importanti che succedono: per i referendum chiesti dal Vday 2 sarebbero potuti arrivare dei rimborsi referendari. Fui mandato dalla Casaleggio a chiedere una delega in bianco in favore di Beppe per la gestione di questi rimborsi. Il comitato referendario era composto da ragazzi del meet up di Roma. Chiesi a Davide di garantirmi che Beppe ne fosse al corrente. Non ricevetti risposta. Ci incontrammo all’hotel Ripetta, sottoposi il documento al comitato e ci fu uno scontro perché alcuni non volevano firmare. Fu chiamato Beppe, che arrivò e disse di non saperne nulla, e annullò tutto. Capisce? Grillo non sapeva ciò che stavano facendo».

(…)

Che farà Grillo adesso? È obbligato a occuparsi ora di ciò di cui forse non s’è mai occupato?

«Beppe avrà un ruolo decisivo i prossimi mesi. So che di recente si chiede anche lui se la nostra gente volesse tutto questo. È molto dubbioso lui per primo sul M5S di oggi. Gli manderei un consiglio: pensa bene di chi fidarti, guarda il blog adesso, pieno di pubblicità, ricordati di quando mi chiedevi di convincere Roberto a togliere tutti i bottoni “compra” che non ti piacevano. Quello non è piu il Blog, è un asset aziendale. E nessuno voleva un Movimento così».

 

 

Copertina: da Twitter