Saviano attacca: «Napoli per il Pd è un buco nero. E de Magistris ha fallito»

di Redazione | 26/02/2016

roberto saviano striscione

«Il Pd nazionale si lava continuamente le mani della Campania e di Napoli». Li considera come «buchi neri». E per questo «non c’è nessuna proposta nuova», «tutto è lasciato ad assetti già esistenti».  De Magistris intanto «ha fallito». E i 5 Stelle sono «estensione della volontà di Casaleggio». Roberto Saviano commenta così, a circa tre mesi dalle Elezioni Amministrative la situazione politica nel capoluogo campano, definito «una capitale del Mezzogiorno sempre più povera e preda del crimine».

 

Sondaggi Napoli 2016, de Magistris avanti su candidato M5S e Lettieri

 

ROBERTO SAVIANO SU DE MAGISTRIS: «AVEVA UNA MISSIONE E L’HA FALLITA»

In un’intervista rilasciata a Conchita Sannino per Repubblica lo scrittore attacca senza mezze misure sia i partiti che il primo cittadino:

«Il sindaco aveva una missione e l’ha fallita. A fine mandato non è importante isolare cosa va salvato e cosa no, ma quale città si è ereditata e quale città si lascia. L’evoluzione delle organizzazioni criminali a Napoli non ha vita propria, ma si innesta nel tessuto cittadino e in quello politico e imprenditoriale. Se fino a qualche anno fa era quasi solo la periferia a essere dilaniata da continui agguati di camorra, ora si spara in pieno centro. E si spara per le piazze di spaccio. Non una parola sulla genesi di agguati e ferimenti. Non una parola sul mercato della droga che in città muove capitali immensi. Fare politica a Napoli e in Campania dovrebbe voler dire essere l’avanguardia della politica in Italia, avere idee, proposte, e tenersi lontani il più possibile dalle logiche delle consorterie».

ROBERTO SAVIANO SUL M5S: «ESTENSIONE DELLA VOLONTÀ DI CASALEGGIO»

Ma è dura anche la critica al M5S:

«Il Movimento 5 Stelle, che sul Sud poteva fare la differenza, sconta un vizio di forma: essere sempre meno un partito e sempre più un’estensione della volontà di Casaleggio. Così il codice d’onore, le multe e – vedi Quarto – le espulsioni assumono un profilo pericoloso perché antidemocratico: quello della cessione di sovranità attraverso la negoziazione privata. Per logica dovrebbe essere: se vengo eletto, credo di poter amministrare secondo le specificità del territorio. Ma nel M5S non è così, perché basta invece prendere una decisione in disaccordo col direttorio per essere cacciato via. Mi domando se gli iscritti al Movimento questa cosa l’abbiano compresa, se la ritengano giusta o la subiscano. La mia sensazione è che anche per loro la politica ormai sia solo comunicazione».

(Foto di copertina: Stefania D’Alessandro / Getty Images)