ISIS, cosa succede dopo la presa di Palmira

di Andrea Mollica | 22/05/2015

ISIS-Palmira

ISIS, la caduta di Palmira non ha solo un elevato valore simbolico. I terroristi del califfato si trovano ora a poche decine di chilometri da Damasco, e possono puntare a far cadere la capitale del regime di Assad. In Iraq l’ISIS è ancora più vicina a Baghdad, e solo le milizie sciite addestrate dall’Iran sembrano in grado di poter fermare i guerriglieri di al-Bagdadi.

ISIS PALMIRA

– I guerriglieri dell’ISIS sono i nuovi padroni di Tadmur, la città siriana vicina al sito archeologico di Palmira. L’Unesco ha di nuovo lanciato un appello per la difesa del patrimonio archeologico del sito siriano, dal valore inestimabile, ma è probabile che ISIS voglia realizzare un’ennesima dimostrazione della sua forza. Una parte significativa dei reperti archeologici del sito di Palmira non sarà però distrutta, ma rivenduta sul mercato nero delle reliquie per finanziare il califfato islamico, ora sempre più esteso. La conquista di Palmira ha un rilevante significato strategico per l’ISIS, che ora controlla circa metà del territorio siriano. Si tratta di una zona enorme, anche se prevalentemente disabitata, ma che rimarca come l’organizzazione terroristica guidata da al-Baghdadi sia ancora minacciosa. L’abitato di Namrud, difeso dall’esercito siriano fino a un’improvvisa capitolazione, si trova a circa 200 chilometri da Damasco. La capitale del regime di Assad potrebbe essere attaccata dall’ISIS, anche alla luce dell’indebolimento evidente dell’esercito regolare. Le truppe del dittatore siriano combattono una sanguinosa guerra civile da ormai molti anni, e il loro numero si è drasticamente ridotto.

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ISIS IRAN -. L’esercito di Assad è rafforzato dalle milizie sciite del’Asse della resistenza, decine di migliaia di combattenti che fanno riferimento all’Iran. Teheran appare al momento la vera assicurazione per la tenuta di Bagdhad, la capitale dell’Iraq. Al-Baghdad vorrebbe colpire la grande città da cui proviene, difesa al momento più dalle decine di migliaia di miliziani sciiti guidati da Moqdata al-Sadr, protagonista della resistenza contro l’occupazione degli Stati Uniti dopo la caduta di Saddam Hussein, che dall’esercito regolare. La presa di Ramadi ha evidenziato ancora una volta la debolezza dell’autorità statuale irachena, incapace di gestire un territorio dominato da scontri tra diverse fazioni. La sfida a Damasco e Bagdhad rappresenterebbe la battaglia finale per l’edificazione del califfato, e vista l’ambizione di al-Baghdadi, non è da escludere che possa essere lanciata nei prossimi mesi. Una presa delle capitali siriane e irachene da parte dell’ISIS non appare probabile, però l’avanzata delle milizie del califfato registrata in queste settimane ne evidenzia l’indubbio rafforzamento. Gli Stati Uniti, attraverso un commento piuttosto sconsolato del presidente Obama, hanno ammesso le nuove difficoltà provocate dall’ISIS, contro cui rimane l’impegno di combattere una guerra che si annuncia ancora molto lunga.

Photo credit: STR/AFP/Getty Images

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