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Ecco perché non ci piacciamo nelle fotografie

Perché non ci piacciamo nelle fotografie? E come facciamo a difenderci? Wired ci propone a tal proposito due studi che hanno determinato come mai una persona, nonostante si metta in posa e faccia di tutto per piacere, appare peggiore di quanto non si percepisca allo specchio. Tutta colpa dei lineamenti e della simmetria. Ma non solo.

Ecco perché non ci piacciamo nelle fotografie
(Photocredit Wired)

LO STUDIO DEL 1968 – Zigomi storti, mento arcuato, strani allineamenti nell’attaccatura dei capelli, mento appuntito. Sono questi alcuni dei difetti somatici più comuni che spesso non vengono colti dall’occhio umano salvo poi essere scoperti davanti ad una fotografia. Lo psicologo Robert Zajonc nel 1968 parlò dell’effetto di semplice esposizione. Ovvero, le persone reagiscono più spesso e con maggior favore davanti alle cose che vedono più spesso. Ciò significa che la persona, seppur involontariamente, davanti allo specchio ammira una versione aliena, e alienata, di sé. Lo specchio quindi mente e la persona crede di essere più bella di quanto in realtà non sia.

 

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SCEGLIAMO IL NOSTRO IO PIÙ BELLO – Nel 2008 venne proposto uno studio che si rifaceva alle teorie di Zajonc. Vennero proposte immagini alterate dei partecipanti resi meno o più attrattivi del loro aspetto normale grazie ad una foto dall’aspetto «fuso» con quello di una persona dello stesso sesso. Vennero proposte più immagini simili e venne chiesto ai partecipanti di ritrovare la propria immagine. Questi raccoglievano il fotomontaggio in cui venivano meglio. Segno che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, anche quando si tratta di noi stessi.