Cosa vuol dire essere infermiera in uno stato di emergenza sanitaria

di Enzo Boldi | 11/03/2020

Alessia Bonari
  • Il racconto di Alessia Bonari, infermiera all'Ospedale di Grosseto

  • I segni della mascherina sul proprio volto, ma l'amore per la sua professione la fa andare avanti

  • Poi l'appello ai più giovani che si ritengono immuni dal Coronavirus

In questi giorni, complice la diffusione dei social, sono tanti i medici e gli infermieri che mostrano gli sforzi che stanno compiendo per aiutare i cittadini italiani a sconfiggere il Coronavirus. Non per vanto, ma per sensibilizzare l’intera popolazione ad attuare comportamenti in grado di fermare la diffusione dei contagi. Gli ospedali sono pieni, il personale medico è in palese difficoltà nel gestire tutta questa situazione. I turni di dottori e infermieri sono senza sosta. Dopo la foto di Elena Pagliarini a Cremona, ecco la storia di Alessia Bonari dall’ospedale di Grosseto.

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Un breve racconto, ma pieno di significato quello pubblicato dall’infermiera di Grosseto sulla propria pagina Instagram, accompagnato da una foto simbolica, con gli ‘effetti’ della mascherina – diventata il vero simbolo della lotta a questa emergenza sanitaria – sul suo giovane volto. Perché Alessia Bonari è giovane, laureata in scienze infermieristiche a Siena nel 2018 e lavora da meno di un anno nell’Ospedale di Grosseto. E proprio ai suoi coetanei ha rivolto un appello che, oltre alle parole, si legge sui segni lasciati da quella mascherina sul proprio volto.

 

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Sono i un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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Alessia Bonari, il racconto dell’infermiera di Grosseto

«Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro – scrive Alessia Bonari su Instagram -. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato».

I timori, quelli di molti che dovrebbero essere di tutti. I segni, quelli visibili ma che non fermeranno il suo amore per quella scelta di vita fatta anni fa e che ora, in un momento di emergenza, non viene accantonata: «Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro».

L’appello ai giovani

«Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare – conclude Alessia Bonari -. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore».

(foto di copertina: da profilo Instagram)