Affidamenti illeciti: non solo Reggio Emilia

di Enzo Boldi | 04/07/2019

Affidamenti illeciti
  • Le terribili storie che sono arrivate da Bibbiano e Reggio Emilia sono solo la punta dell'Iceberg

  • La denuncia dell'Inpef che racconta di affidamenti illeciti che vanno avanti almeno dal 2000

  • Nel mirino la legge 328/2000 che permette al privato di subentrare al pubblico

Le vicende emerse tra le carte della Procura di Reggio Emilia e dell’inchiesta denominata ‘Angeli e Demoni’ hanno messo in evidenza un vero e proprio sistema coercitivo nei confronti dei bambini per consentire di procedere con gli affidamenti illeciti dei minori a gruppi di amici o persone varie. Il tutto dietro compenso, come ovvio. Storie da brividi, con bimbi a cui gli psicoterepeuti facevano il lavaggio del cervello facendogli credere di esser stati vittime di abusi, molestie e vessazioni da parte dei genitori naturali. L’Inpef (L’istituto Nazionale di Pedagogia Familiare), però, denuncia che casi simili avvengano in Italia da diversi anni (almeno 20), ma solo di pochi si è parlato.

«Siamo qui perché non ci siamo fermati mai, neanche per un solo momento. Ma è proprio qui e ora che non possiamo che dire ‘NON SOLO REGGIO EMILIA’. Non possiamo che fare l’elenco, infinito, delle città, dei paesi, delle mamme e dei papà, dei bambini che forse aspettano ancora di ritrovare il ricordo e l’immagine della propria famiglia – scrive Vincenza Palmieri, presidente dell’Inpef, nella sua convocazione degli Stati generali sulle Sottrazioni dei Minori -. Non è solo Reggio Emilia, non è solo lo scandalo di un Paese, non è solo quell’orrore infinito. Finalmente ha iniziato a emergere ciò che andiamo denunciando dal 2000: dalla Sardegna al Trentino, dalla Lombardia alla Sicilia».

Affidamenti illeciti, non c’è solo il caso di Reggio Emilia

L’Inpef parla di altri casi di affidamenti illeciti che vanno oltre a quello scoperchiato a Reggio Emilia la scorsa settimana dopo una lunga indagine. Si parla di appalti rivolti a cooperative private che, nei piccoli comuni (sotto i 5mila abitanti) hanno la facoltà di associarsi con il servizio pubblico. E non lo fanno fuori dalle norme, ma sfruttando la legge 328 del 2000 che consente questo accordo tra pubblico e privato che, come accaduto a Bibbiano (per esempio) si trasforma in una vera e propria stretta di mano tra istituzione ed enti privati.

La legge 328 del 2000 e il privato che sostituisce il pubblico

Secondo l’Inpef questa norma non ha fatto altro che acuire e far crescere il numero di questi casi di affidamenti illeciti e il caso di Reggio Emilia rappresenta solamente la punta dell’icerberg di un sistema marcio che – con l’aiuto di una legge troppo poco invasiva – ha permesso il proliferare di questi comportamenti criminali. «Se un bambino costa da 70 a 400 euro al giorno quando è collocato in casa famiglia, pensiamo a quanto frutti l’appalto vinto dal “Centro per la Famiglia” (nome convenzionale) per le valutazioni, quanto quello gestito dai Servizi Sociali, quanto costi la Cabina di Regia Territoriale».

Un sistema che, dunque, si auto-alimenta perché è la legge stessa a foraggiarlo. Secondo l’Inpef – il caso di Reggio Emilia sembra essere l’emblema di tutto ciò – è stato consentito al privato di prendere il posto del pubblico nella gestione dei minori e del tema delicato degli affidamenti. Un sistema che ha portato a eventi come quelli raccontati nelle ultime settimane, ma che vanno avanti da anni nel nostro Paese.