I 300 anni di storia della Massoneria: è polemica per il convegno all’Università di Teramo

di Daniele Tempera | 10/04/2019

  • Il convegno è in programma per il 16 aprile e per l'occasione sono state stanziate 2mila euro

  • L'ira dei docenti, contattati dal Fatto Quotidiano: "Sconcertati dall’irritualità dell’evento"

  • E tra i relatori spunta l'ex rettore, indagato per peculato

Uno stanziamento di 2mila euro che non è andato giù a molti docenti: è la cifra stanziata dall’Università di Teramo per un convegno. Il tema? Uno di quelli destinati a far discutere; il 16 aprile nell’Ateneo abruzzese si parlerà dei 300 anni di storia della massoneria. E tra i relatori spuntano Antonio Binni e Luciano Romoli, ovvero i vertici della Gran Loggia d’Italia, la seconda loggia massonica italiana per iscritti. E il convegno, non ha lasciato di certo indifferenti i docenti. Secondo il Fatto Quotidiano molti professori si dicono «sconcertati dall’irritualità dell’evento» e lamentano, nel clima di austerità didattica e di risorse molto scarse per l’organizzazione (ad esempio) di altri convegni. Ed è lo stesso quotidiano a raccogliere, in forma anonima, l’indignazione:  «E pensare che noi per fare convegni di spessore non abbiamo a disposizione più di 500 euro.  L’evento, ha deciso il rettore, avrà luogo nella sala delle lauree, la più importante di tutto l’ateneo “anche sul piano simbolico. Dove si laureano i nostri ragazzi vedremo parlare i massoni» si lamenta un docente che aggiunge «In passato eventi di questi tipo, cioè di eventi sulla massoneria fatti da massoni legati all’università, hanno trovato una forte opposizione. Qui, al momento non sta succedendo».

E come se non bastasse, a chiudere l’evento c’è anche l’ingombrante presenza dell’ex rettore Luciano D’Amico, indagato per peculato che, contattato dal Fatto difende la manifestazione:  «Sinceramente non capisco tutto questo interesse intorno al convegno. Penso che la massoneria, e lo dico da non massone, faccia parte della storia. Anzi, penso sia un atto di maturità che se ne parli in università, che è un luogo di discussione e dibattito, senza censure. Come si parla di Olocausto o dei grandi temi della storia, si può parlare anche di questo». Un’evidenza che ignora però il ruolo, spesso drammatico, e il coacervo di poteri (spesso occulti) che parte della massoneria ha rappresentato nel secondo dopoguerra italiano.