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Sanità, niente più ticket: il ministro Lorenzin ci pensa

Una riforma della sanità per permettere un accesso omogeneo alle cure mediche da parte di tutte le classi sociali. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – secondo quanto riportato oggi dal Corriere della Sera – starebbe valutando varie ipotesi per garantire il diritto alla salute ai cittadini italiani. La riforma parte da un dato: in base a una recente indagine Eurostat, il 6,5% degli italiani non riuscirebbe a permettersi le cure mediche, rinunciando di fatto a soddisfare i propri bisogni. Se si considera che, tra i Paesi UE, soltanto la Grecia ha una percentuale più alta di cittadini che si trovano in questa condizione, vuol dire che qualcosa nel sistema sanitario italiano va cambiato.

LE VARIE IPOTESI PER ELIMINARE IL TICKET SANITARIO

Il problema è stato individuato nei ticket, la tassa sulla sanità che è stata introdotta nel 1989 per cercare di dare respiro a un sistema che ormai non poteva più reggersi esclusivamente sui fondi dello Stato. Per provare a ridurli al minimo, il ministro Lorenzin sta studiando alcune mosse che dovrebbero agire sulla tassa in maniera preventiva. Ad esempio, la riforma delle detrazioni: attualmente tutti possono sottrarre dalle imposte versate il 19% delle spese sanitarie. Una ipotesi sarebbe quella di introdurre delle aliquote in base al reddito, fino ad annullare la detrazione per i redditi più alti.

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In alternativa, si potrebbero rivedere le attuali soglie di esenzione che riguardano gli over 65 con reddito inferiore ai 35mila euro, i disoccupati con reddito inferiore agli 8.500 euro e coloro che beneficiano di una pensione sociale. Le soglie potrebbero essere alzate, in modo tale da poter includere un numero maggiore di soggetti.

Infine, per arrivare alla progressiva riduzione del ticket, il Ministero della Salute starebbe programmando alcuni tagli ragionati sulle spese. In questo, la Lorenzin sta trovando un appoggio piuttosto ampio dai governatori delle regioni. L’obiettivo è quello di uniformare il sistema sanitario su tutto il territorio nazionale mentre, oggi, c’è ancora troppa distanza tra le regioni del nord e quelle del sud.

Foto: ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI