Cranio Randagio, per il pm non ci fu omissione di soccorso

Cranio Randagio omissione di soccorso

Per Repubblica «la frenesia delle chiamate fatte al 118 dai due ragazzi che dormivano nella stanza con il giovane rapper, e il tentativo di cercare aiuto, sembrano fugare» questa ipotesi

Nuovi sviluppi nel caso della morte di Vittorio Bos Andrei in arte Cranio Randagio, il giovane rapper morto a Roma dopo una festa in un appartamento nel quartiere della Balduina. Gli inquirenti stanno via via ricostruendo cosa è successo nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 novembre in occasione del compleanno di un amico di Vittorio, Pierfrancesco Bonolis: l’autopsia aveva già escluso problemi cardiaci, ora l’attenzione del pm Maria Rosaria Guglielmi, sul cui tavolo giace un fascicolo ancora senza indagati, è puntata su chi abbia portato la droga presente a quella festa. Perché è nell’abuso di qualche sostanza, unita all’alcool, che sono molto probabilmente da ricercare le cause della scomparsa di Cranio Randagio. Circa la possibile omissione di soccorso – scrive oggi Fabio Tonacci su Repubblica - «la frenesia delle chiamate fatte al 118 dai due ragazzi che dormivano nella stanza con il giovane rapper, e il tentativo di cercare aiuto, sembrano fugare» questa ipotesi.

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Questo quanto ricostruito finora dagli inquirenti. Dopo i festeggiamenti, la mattina del sabato rimangono in tre a casa Bonolis: il festeggiato padrone di casa, Vittorio e un terzo amico. La casa è pulita, durante la perquisizione gli agenti non trovano traccia di droga, nemmeno un mozzicone.

La prima telefonata al 118 è delle 13.55. “Ci eravamo svegliati da pochissimo”, sostengono i due. Pierfrancesco si è accorto subito che Cranio Randagio non respira più e ha il volto cianotico. Preso dal panico, chiama al cellulare la madre Rory che gli dice di andare ad avvertire un loro vicino dottore. Ci va l’altro amico: sale due piani di corsa, suona il campanello ma nessuno risponde. Intanto Pierfrancesco chiama il 118. “Vi mandiamo un’ambulanza al più presto”. I minuti che passano devono sembrare ore, Vittorio è steso sul letto, immobile, non è cosciente. Pierfrancesco fa una seconda chiamata al 118 – le telefonate e gli orari risultano dai tabulati – proprio mentre arrivano i medici. Sono le 14.08 circa, ci hanno messo meno di un quarto d’ora. Adagiano Vittorio sul pavimento, sul suo corpo non ci sono segni che possano far pensare a un trauma o a una violenza: provano a rianimarlo per un tempo assai lungo, giudicando quindi che il suo cuore si sia fermato da poco.

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