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Terremoto, il pompiere del biglietto per la piccola Giulia: «Non sono un eroe»

«Il biglietto sulla bara doveva essese una cosa privata, solo mia». «Ho portato il foglietto alla camera ardente per descrivere il dolore che provavo». «Ora tempo che si pensi che l’ho fatto per farmi pubblicità, ma voglio solo sparire da sotto i riflettori». Parla così oggi Andrea De Filippo, 27 anni, il vigile del fuoco volontario autore di un messaggio che ha commosso l’Italia, scritto per una bambina di 9 anni uccisa dal terremoto a Pescara del Tronto. In un’intervista rilasciata all’inviato di Repubblica Michele Bocci il pompiere sottolinea di non essere e non sentirsi un eroe:

Perché quel biglietto?

 

«La storia di Giulia mi ha toccato al cuore. Ero lì ma non ho partecipato direttamente alle ricerche, ho aiutato a spostare sassi e detriti. La bimba è stata recuperata dalle squadre dei vigili del fuoco che hanno lavorato per ore sulle macerie».

 

Quando ha deciso di scrivere?

 

«Venerdì. Ho portato il foglietto alla camera ardente vicino all’ospedale di Ascoli, per descrivere il dolore che provavo. Non credo mi abbia notato nessuno quando lo poggiavo sulla bara. Poi sono andato via: ai funerali, sabato, sono rimasto fuori».

 

Sa che il suo biglietto ha fatto il giro del mondo grazie alla rete e ai giornali?

 

«Sì ma non sono un eroe. Anche perché conosco bene i terremoti, appena ho capito cosa era successo mi sono mosso per dare una mano, come hanno fatto tanti altri. E dopo ho deciso di scrivere quella lettera per la bambina e la sua famiglia. Tutto qui».

 

Si aspettava di diventare uno dei simboli di questi giorni?

 

«Assolutamente no, e quello che sta succedendo mi dà molto fastidio. Mi cercano in tanti per quelle parole che volevo fossero soltanto mie. Alla fine sono stato messo in difficoltà».

 

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Andrea ha anche cancellato il suo account Twitter, dal quale, prima della lettera che ha commosso tutti aveva parlato del suo lavoro come soccorritore e aveva invitato la presidente della Camera Laura Boldrini ad offrire case agli sfollati e non a migranti «parassiti».

(Foto da archivio Ansa)

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