turchia pedofilia
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La verità su Erdogan, le spose bambine e l’abolizione del reato di pedofilia in Turchia

Gira in queste ore la notizia secondo cui in Turchia, dopo il fallito golpe di Stato contro Erdogan, sia stato cancellato il reato di pedofilia per gli atti sessuali compiuti con minori di 15 anni. La notizia viene associata alle spose bambine ma in realtà occorre un approfondimento ulteriore per capire realmente che sta accadendo nel paese. Ecco come è stata ripresa la notizia sui nostri media.

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La Turchia sopravvissuta al golpe precipita nel passato, e i primi a fare le spese della scomparsa della parte liberale del Paese sono i minori e le donne. Tra i “colpi di testa” del regime di Erdogan, l’annullamento per mano della Corte costituzionale turca, di una norma che prevedeva il reato di pedofilia per gli atti sessuali compiuti con minori di 15 anni. Una decisione che ha destato la preoccupazione di associazioni umanitarie e osservatori internazionali perché, di fatto, rischia di costituire una amnistia per le nozze che coinvolgono le “spose bambine”, già oggi circa 3,5 milioni in Turchia, che in questo modo sarebbero considerate alla stregua di abusi sessuali ordinari. Le associazioni per i diritti dei minori hanno annunciano di voler ricorrere davanti alla Corte europea per i diritti umani, prima che la normativa entri in vigore, a gennaio 2017. (qui D Repubblica)

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TURCHIA: LA CORTE COSTITUZIONALE HA RIMOSSO IL PRIMO COMMA NON ERDOGAN

Vediamo di capire meglio. Non compaiono le associazioni né una testata turca che possa spiegare da dove parta il tutto. David Puente sul suo blog ha ricostruito l’origine della notizia trovando il comma che è stato rimosso (e sopratutto da chi).

La Corte Costituzionale turca ha sollevato parere negativo nei confronti del primo comma dell’articolo 103 del “codice penale” turco (“TCK’nm 103“), di cui riporto il testo in lingua inglese:

 

Sexual Abuse of Children

1) Any person who sexually abuses a minor shall be sentenced to a penalty of imprisonment for a term of three to eight years. Sexual abuse means
a) any act of a sexual nature against a minor who has not completed fifteen years of age or, though having completed fifteen years, lacks the competence to understand the meaning and consequences of such acts
b) sexual acts conducted against any other minor with the use of force, threat, deception or any other method which affects the willingness of the child

2) Where the sexual abuse occurs as a result of the insertion of an organ or a similar object into the body, a penalty of imprisonment for a term of eight to fifteen years shall be imposed. (…)

TURCHIA: SI PARLA DI ABUSI NON DI SPOSE BAMBINE

Perché è stato rimosso? Tutto parte da una normativa di un tribunale distrettuale, secondo cui l’attuale legge non indica l’età del minore ponendo sullo stesso piano un bambino di 4 anni e uno di 14. Questa rimozione ha fatto infuriare le associazioni. Puente le cita sul suo blog, con tanto di link. C’entrano le spose bambine? No. Si parla di abusi sessuali, non matrimoni.

Ciò ha fatto infuriare diverse associazioni e attivisti per la difesa dei minori, tra cui la professoressa Bahar Gökler dell’associazione turca “Çocuk İstismarını ve İhmalini Önleme Derneği”, criticando i giuristi ritenuti lontani dalla società e che “siedono nelle loro torri d’avorio”. Più combattiva la presidentessa dell’associazione “TKDF” Canan Güllü che ha annunciato ricorso presso la Corte e se necessario porterà il caso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.

L’annullamento del comma entrerebbe in vigore a partire dal 13 gennaio 2017, quindi non vi è alcuna “amnistia” per le nozze con le “spose bambine”, si parla di abusi sessuali. In merito al tema dei matrimoni suggerisco la lettura del rapporto del sito Girlsnotbrides.org.

Perché i tribunali distrettuali pongono conflitti con la Corte Costituzionale? Puente sul suo blog ricorda anche le parole di Mustafa Demirdag, capo della Suprema Corte d’Appello, che citò il caso di una ragazzina di 15 anni che si innamorò di un ragazzo del suo quartiere. Lo riporta il sito Milliyet.com.tr nell’articolo dell’otto luglio 2016.

L’ABOLIZIONE DEL COMMA SUGLI ABUSI AVVIENE PRIMA DEL COLPO DI STATO

Elemento fondamentale per comprendere la notizia correttamente è che la decisione della Corte Costituzionale avviene prima del tentato golpe. Quindi la repressione che Erdogan sta effettuando nel Paese oggi non c’entra nulla. Sono fatti avvenuti prima del fallito tentativo. Non solo. Dovrà esser il parlamento a porre rimedio a tale orrore. Lo hanno sottolineato Altan e Tercan, due membri della Corte Costituzionale turca. Entro il 13 gennaio 2017 il governo dovrà porre rimedio attraverso una nuova formulazione della legge. Fino a quella data la normativa  (comma uno incluso) sarà ancora in vigore.

(in copertina immagine di repertorio OZAN KOSE/AFP/Getty Images)