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Cosa avrebbe detto Luca Odevaine su Totti e i Tredicine

Francesco Totti avrebbe pagato i vigili per proteggere suo figlio dalla minaccia di rapimento. È uno delle rivelazioni di Luca Odevaine, ex capo di gabinetto del sindaco di Roma Walter Veltroni e amico personale del Capitano, imputato nel processo su Mafia Capitale per corruzione aggravata. Ascoltato dal pm Paolo Ielo lo scorso ottobre nel carcere di Terni.

 

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TOTTI E LA MINACCIA AL FIGLIO, IL VERBALE DI ODEVAINE –

Il calciatore della Roma avrebbe dato soldi ad alcuni vigili che avevano fatto parte del Pronto Intervento Centro Storico tramite Odevaine. Ecco la dichiarazione dell’imputato riportata oggi da Carlo Bonini su Repubblica:

«Un giorno, Vito Scala, il preparatore atletico di Totti, mi disse che un tifoso ultrà della Roma, appena uscito dal carcere, era andato a dirgli che gli avevano offerto 50mila euro per rapire il figlio di Francesco. Mi chiese se era possibile verificare se la cosa avesse qualche fondamento perché ovviamente il padre e la madre erano preoccupati. Ne parlai con l’allora comandante dei carabinieri Salvatore Luongo e col sindaco di Roma e con il questore Nicola Cavaliere. I Totti, alla fine, scelsero di servirsi della vigilanza di alcuni vigili urbani che avevano fatto parte del gruppo Pics (Pronto Intervento Centro Storico) durante il Giubileo. Alcuni di loro stavano per andare in pensione e svolsero questa funzione, ma fuori dall’orario di lavoro e pagati direttamente da Totti. Non, come dice Buzzi, pagati in straordinario dal Comune. La cosa è verificabile perché per un certo periodo Totti mi compilava un assegno tutti i mesi e io poi li davo a loro».

I carabinieri però smentiscono che esistesse una minaccia nei confronti della famiglia Totti e fanno sapere che Luongo (attuale comandante provinciale dei carabinieri) all’epoca dei fatti non solo non avesse un ruolo di comando ma non si sia neanche interessato alla vicenda. Luongo in un omunicato fa sapere che i controlli effettuati non portarono a nulla. Anche l’entourage di Totti esclude che per il lavoro extra i vigili abbiano mai avuto qualcosa di diverso da «qualche maglietta o biglietto omaggio per la partita». Come riportano Silvia Barocci e Sara Menafra sul Messaggero, Odevaine sosteine che il servizio dei vigili sarebbe cessato solo l’anno scorso «quando Francesco Totti si è trasferito nella nuova casa».

LICENZE A ROMA, LO STRAPOTERE DEI TREDICINE –

Dal verbale di Odevaine emergono poi accuse al sindaco Gianni Alemanno, che avrebbe individuato nel sistema Buzzi il riferimento per l’aggiudicazione dei lavori nel sociale per l’assenza nella destra di soggetti economici con simili caratteristiche. E si racconta anche dell’ascesa dei Tredicine, che grazie ad un sodalizio con il dirigente del Comune Giacomo Nardi sarebbero riusciti ad ottenere «quasi tutte le licenze che ci sono a Roma», tanto da finanziare «la politica romana a 360 gradi». Scrivono Barocci e Menafra sul Messaggero:

Nardi – racconta Odevaine – era dirigente sotto dirigente di gabinetto di Rutelli, fu “rimosso” e trasferito al XVII municipio da Veltroni ma tornò in auge con Alemanno. È col suo tramite che «su 500 licenze circa che esistono a Roma, vari tipi di licenze mobili, 430 sono della famiglia Treidicine e Falasca. E quasi tutte le licenze sono di origine molto, molto dubbia». Erano licenze «contraffatte» date temporaneamente, ad esempio ai venditori di caldarroste, ma che poi venivano rinnovare «come licenze fisse» grazie a Nardi. Idem per i camion bar, i fiorai di Roma, le autorimesse etc. «C’hanno veramente un controllo mafioso del territorio perché sono attività che – mette a verbale Odevaine – 24 ore su 24 insistono su tutto il territorio romano. Stiamo parlando di un giro di contanti intorno a due milioni due milioni e mezzo di euro al giorno, che non si sa bene che strade prendono».

Odevaine parla anche di tangenti (una mazzetta pagata da Caltagirone). L’imputato per corruzione ha riferito ai pm una confidenza fattagli da Riccardo Mancini, ex ad dell’Ente Eur, coinvolto anche lui nell’inchiesta su Mafia Capitale. Riporta Bonini su Repubblica:

«Mancini mi disse che non ero particolarmente amato neppure dai miei referenti politici. Aggiunse infatti che era stata pattuita una tangente, pagata da Caltagirone, in relazione all’affare edilizio della Bufalotta, nella direzione di Umberto Marroni, Francesco Smedile e Alemanno. In particolare, mi disse che in occasione di un incontro tra il sindaco e il capogruppo dell’opposizione Marroni e il presidente della commissione urbanistica Smedile, entrambi Pd, era stata chiesta la mia testa. La ragione credo fosse da individuare nei contenuti dell’incontro, che avevano ad oggetto delibere urbanistiche sulla fiera di Roma e la Bufalotta. Un settore di interesse su cui nel periodo di Morcone commissario vi era stata una forte pressione di Smedile e Marroni. Pressione cui il commissario ed io resistemmo, facendo passare le delibere che erano state già approvate in commissione e bloccando le altre. Con Alemanno, i due ripresero la questione».

(Foto di copertina: FILIPPO MONTEFORTE / AFP / Getty Images)