|

Dimissioni Marino, Orfini: «Ho provato a salvarlo ma ha fatto troppi errori»

«Marino? Un capitolo chiuso. Ho provato a salvarlo, ma lui faceva troppi errori». Matteo Orfini, commissario del Pd Romano e presidente del partito che ha scaricato l’ormai ex sindaco di Roma Capitale, non lascia alcuno spiraglio per eventuali ritorni, al di là dei venti giorni concessi dalla legge e rivendicati dallo stesso (ormai ex) sindaco.

Leggi anche: Dimissioni Marino: «Prima o poi mi avrebbero messo la cocaina in tasca»

ORFINI: «ROTTO IL RAPPORTO CON LA CITTÀ» –

Intervistato dal quotidiano “La Repubblica“, Orfini guarda già oltre: «Alla luce  anche di quanto emerso in questi giorni, il capitolo è chiuso. Avevamo il dovere di voltare pagina. Lavoriamo al futuro, nemmeno prendo in considerazione altre ipotesi. Tra venti giorni ci sarà il commissario. I venti giorni di Marino? Solo un mero riferimento normativo». Il rischio, per Orfini, era quello di affondare con Marino:

Lei l’ha difeso. La considera la più grossa sciocchezza o la più grossa sconfitta della sua vita politica?

«Nessuna delle due. Prima di interrompere un’esperienza votata dagli elettori, si doveva tentare di tutto. Ma di fronte agli errori commessi- emersi anche in queste ore – non si poteva più andare avanti».

Gli scontrini. Deluso umanamente?

«Vale il giudizio politico, quello umano resta nell’ambito dei rapporti personali».

Ma cos’è per lei Marino: un pasticcione, un bugiardo per gli scontrini, una vittima del sistema?

«Sugli scontrini le valutazioni le farà la magistratura. Credo che il suo errore è tutto in quello slogan elettorale: “Non è politica, è Roma”. Questo è mancato, un progetto di città. È mancata la politica».

Orfini prova ad allontanare l’idea che per il Pd le prossime elezioni siano, di fatto, una sfida quasi impossibile:

«Solo macerie nel Pd? È sbagliato. Il Pd ha fatto il possibile, ora risolverà rapidamente i problemi della città. In tempo per il Giubileo. Roma si trova nella stessa situazione di Milano prima dell’Expo: replicheremo quel miracolo. Di questo si parlerà tra sei mesi. A chi sosteneva che il Pd teme le elezioni dico: siamo qui e vi aspettiamo. Non abbiamo timori. Cambieremo i sondaggi. E il giorno dopo il voto la destra e i grillini commenteranno la loro sconfitta».

Niente autocritiche per Orfini: «Dovevamo tentare. Abbiamo tentato. Renzi lo chiese a noi e a Marino». E sul ruolo di Renzi nel far finire l’esperienza Marino, lo stesso Orfini nega, scaricando tutte le responsabilità su Marino stesso: «Nessuno ha voluto la sua testa. È finita perché si è rotto il rapporto con la città». Allo stesso modo Orfini smentisce di aver litigato con Renzi a causa di Marino:

«Assolutamente no. Sono commissario su suo mandato. Abbiamo condiviso a pieno ogni passaggio. Potrà testimoniarlo».

Proprio a Orfini è toccato annunciare il benservito a Marino, come ricorda “La Repubblica”:

Lei ha avvisato Marino. L’ha presa male?

«È stato difficile per tutti. Ma la scelta era politica. E come tale è stata vissuta».

Mica tanto, Orfini. Il sindaco si è barricato per ore nel suo studio.

«Alla fine si è dimesso».

Qualcuno dice: il Pd ha scaricato il nemico dei poteri forti. Cosa replica?

«Che verso certo poteri forti il Pd si è sempre battuto e continuerà a farlo».

Sul candidato futuro del Pd Orfini non si sbilancia, ma si limita a smentire di voler “correre” in prima persona:

E ora i nomi dei candidati: si parla di Giachetti e Gentiloni. Sarà uno di loro? «Tutto dobbiamo fare adesso, ma non la rosa dei nomi. Pensiamo al Giubileo».

Almeno il profilo: donna, giovane, società civile?

«Non siamo a “Indovina chi”».

Potrebbe candidarsi lei. «Chi come me svolge un ruolo tanto delicato come quello di commissario, con ampi poteri, non può farlo. È l’abc della politica. L’ipotesi non esiste e mai esisterà».

Alla fine, Orfini liquida così l’esperienza della Giunta Marino, terminata tra i veleni: «È stata una scelta dei cittadini, da rispettare. Lui ha fatto scelte coraggiose, ma se è finita così qualcosa ovviamente non avrà funzionato. Ridiscutere le primarie? A volte corregge errori dei dirigenti, a volte no. Si valuterà, caso per caso»