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Squali avvistati ad Ostia: è subito psicosi

Lunedì e martedì scorso la spiaggia di Ostia è salita alla ribalta della cronaca nazionale perché per due giorni di fila sono stati avvistati due squali a pochi metri di distanza dalla riva. Lunedì una pinna minacciosa ha impressionato i bagnanti e i bagnini hanno fatto tornare a riva tutte le persone che in quel momento si trovavano in acqua. Le dimensioni dell’animale non superavano il metro e mezzo, inoltre si trattava di una verdesca, un pesce che anche se potrebbe essere ritenuto pericoloso per l’uomo, nelle classifiche degli squali pericolosi risulta tra gli ultimi posti.

La situazione sembrava essere tornata alla normalità quando martedì a largo della spiaggia libera di Castelporziano è stato avvistato un altro squalo di piccole dimensioni. La Capitaneria di Porto di Roma ha provveduto immediatamente a inviare una vedetta che ha perlustrato l’area, mentre i bagnini della zona sono stati allertati. Il 6 agosto scorso invece uno squalo è stato avvistato a pochi metri dalla riva di una spiaggia a Badesi, in Sardegna.

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«NESSUN PERICOLO» – Questi avvistamenti ravvicinati hanno provocato degli effetti di psicosi tra i bagnanti, che preferiscono non immergersi in acqua per paura di incontri ravvicinati poco piacevoli. Nel mese di luglio, la largo di Fiumicino un gruppo di pescatori aveva catturato un giovane esemplare di mako lungo circa un metro. Lo squalo è una specie che da sempre popola i nostri mari e Alessandro De Maddalena, curatore della Banca dati sullo squalo bianco in Italia, ha spiegato a Repubblica che gli avvistamenti di verdesche a ridosso della costa sono normali e «si verificano ogni anno», inoltre «statisticamente sono casi poco comuni e si tratta di specie che attaccano l’uomo solo in casi straordinari, quindi non devono destare preoccupazione». Emilio Sperone dell’Università di Calabria ha contribuito a sedare gli animi: «al mondo muoiono quattro o cinque persone ogni anno per gli attacchi degli squali, mentre solo in Italia le vittime per le punture delle zecche sono una quarantina». Silvestro Greco di Slowfish conclude «Dal 1957, quando si è cominciato a censire i casi di attacchi all’uomo nel Mediterraneo, quelli registrati sono stati appena quattro».

(Photocredit: screenshot via Youtube/Andrea Scicchigno)