La denuncia dello Youtuber MattWhatIsIt: «Ecco come si muovono i pedofili su YouTube»

di Gaia Mellone | 21/02/2019

  • Matt Watson carica un video in cui mostra come i pedofili sfruttino la sezione dei commenti su YouTube per scambiarsi segnalazioni pedopornografiche

  • Alcuni account ripostano i video di bambine

  • In risposta alle polemiche, Nestle Eric Games e Disney hanno sospeso le loro pubblicità sulla piattaforma

In un video pubblicato il 17 febbraio lo youtuber Matt Watson, conosciuto per il suo canale MattWhatIsIt, mostra quanto sia facile per i pedofili utilizzare la piattaforma di YouTube per scambiarsi immagini e video di bambine. Il video dura più di 20 minuti, ma il meccanismo viene spiegato in pochi: nel giro di un paio di click, Matt Watson svela il “warm hole”.

I pedofili su Yotube

Youtube, come qualsiasi social network, utilizza degli algoritmi per proporre agli iscritti video che assomiglino, per argomento o per autore, a quelli già visti. Basandosi sulla cronologia, mostra nei “suggeriti” dei contenuti simili, in modo da trattenere sulla piattaforma gli utenti. Fin qui, nulla di strano: ma cosa succede se i video in questione incontrano i gusti dei pedofili?

Youtube ha delle policy molto chiare sulla pubblicazione dei contenuti, e rimuove attivamente previa segnalazione quei video che violano le norme: contenuti razzisti, omofobi, pedofili e via dicendo. In molti dei video cliccati dallo youtuber durante la dimostrazione infatti i commenti sono disabilitati. Ma non basta.

La video dimostrazione di come i pedofili sfruttano algoritmi e commenti su YouTube

Dopo aver creato un nuovo account, Matt Watson comincia a cercare contenuti inoffensivi: tutto parte da un “bikini haul”, dove una ragazza mostra i costumi da bagno acquistati. Con un paio di click sui video suggeriti dall’algoritmo di YouTube, arriva facilmente a video postati da bambine. Scorrendo la sezione dei commenti, si vede che molti account fanno dei “time stamp” ovvero indicano dei minuti precisi che individuano frame “compromettenti” nel video, dove le bambine sono in posizioni «compromettenti» o «implicitamente sessuali», spiega Matt. Può essere un momento in cui la bambina si gira per prendere un pupazzo, in cui si siede a gambe incrociate e si scorgono le mutandine, o in cui gioca con dei gelati. Questi timestamps sono spesso accompagnati da commenti espliciti, con tanto di emoticon, e molti di questi account ripostano i contenuti.

Può sembrare un processo complicato, ma basta provarci o seguire con attenzione il video di Matt per accorgersi di quanto non si tratti di casi isolati. Le bambine postano video innocenti, senza sapere che le loro immagini verrano poi utilizzate per fini ben diversi. Il fenomeno è, purtroppo, noto da molto tempo: YouTube ha negli anni ristretto le normative e cercato di combattere il dilagare dello sfruttamento dei video da parte di pedofili. La denuncia dello youtuber però è: come è possibile che questi account, che postano timestamps e ripubblicano i video, siano ancora attivi? Per questo Matt Watson motivo ha riportato in auge l’hashtag #youtubewakeup, per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli utenti e fare pressioni su YouTube perché trovi una soluzione.

La denuncia dello youtuber arriva alle aziende, che rimuovono le pubblicità

Il suo video di denuncia è stato ricondiviso più volte sui social network, e nel video Matt spiega di avere l’intenzione di mandare diverse segnalazioni anche a testate giornalistiche. E la sua voce è arrivata alle orecchie giuste: Disney, Nestle ed Epic Games  hanno infatti annunciato la sospensione delle pubblicità per i video “sfruttabili” a scopo pedopornografico. Alcuni di questi contenuti, finiti nelle mani della pedopornografia a loro insaputa, sono monetizzati attraverso le pubblicità. Le aziende infatti sono ignare di dove finiscano i loro banner pubblicitari. È successo molte volte che delle compagnie abbiano ritirato i loro banner o spot da video dal contenuto controverso: è stato fatto per video legati al razzismo, di incitamento all’odio o alla violenza. E ora, deve essere fatto anche per la pedopornografia.

 (credits immagine di copertina:  Photo: Sophia Kembowski/dpa)