Venezia 75: La conferenza stampa de Il Primo Uomo con Ryan Gosling

Thomas Cardinali 30 Ago 2018
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Damien Chazelle, Ryan Gosling, Claire Foy e altri presentano Il Primo Uomo, in anteprima mondiale a Venezia 75, in conferenza stampa.
Oggi aVenezia 75 c’è l’anteprima mondiale del Il Primo Uomo: tornano a collaborare, dopo La La Land, il regista premio Oscar Damien Chazelle e l’attore Ryan Gosling, che questa volta veste i panni dell’astronauta Neil Armstrong. I due insieme a Claire FoyJason ClarkOlivia Hamilton e lo sceneggiatore Josh Singer hanno incontrato la stampa italiane ed internazionale, ecco come hanno risposto alle domande sul loro film.

Venezia 75 | Conferenza stampa de Il Primo Uomo

Venezia 75 | La conferenza stampa de Il Primo Uomo

Venezia 75 |  Il Primo Uomo, il bisogno di imparare a volare

Avresti mai pensato che Armstrong fosse così, cosa ti ha influenzato per il personaggio?

DAMIEN CHAZELLE: “Diamo cresciuti in un mondo in cui lo spazio era già successo, davamo tutto per scontato. Ho deciso di entrare piano piano nella storia, ho dovuto capire il processo come è iniziato e si è evoluto.”
RYAN GOSLING: “Per i riferimenti su Neil ho avuto tantissimo aiuto dai suoi figli, conoscere la sua ex moglie il cui ruolo è quello di Olivia. Ho parlato con chi lo conosceva, la NASA ci ha aperto le porte, ho messo il libro di Hansen. Ho ricevuto tantissimo aiuto, mi mancava il riferimento a Gary Cooper, avrei dovuto saperlo un anno fa. Lui è risaputo che era una persona umile.”

La maggior parte delle persone non arriveranno nello spazio, voi avete fatto con il cinema. Come avete fatto? È stato surreale?

JASON CLARK: “Sensazione di claustrofobia, Damien ha creato capsule molto realistiche. Un grosso problema è stata la sensazione di claustrofobia e tutti erano fuori ad aspettarmi.”
RYAN GOSLING: “Era molto importante imparare a volare, la battuta di guidare prima di volare è stata importante perché ho dovuto capire l’ABC del volo. Ho capito studiando il suo personaggio il motivo per cui è diventato un grande astronauta e io no. Lui entra in aereo e porta in avanti la tecnologia aereonatucia, sono persone molto avanti e ho dovuto riconoscerlo.”

I film sullo spazio sono molto romanzate con esperienze piacevoli, qui invece no.

DAMIEN CHAZELLE: “Questo è il risultato che ho visto: alcune navicelle, e mi sono reso conto di quanto fossero piccole, la prima volta che ho visto una navicella me ne sono reso conto. Leggendo anche il programma spaziale e informandomi ho cercato di rendere fruibile quella che è la sensazione di essere nello spazio, un luogo nero e cerchi un luogo dove atterrare. Si é in una lattina volante e volevo catturare questo fascino nel mio film.”

Il rapporto di lavoro con Damien è stato eccellenze come con altri, cosa cerca in un regista?

RYAN GOSLING: “I capelli devono essere belli, Damien è canadese e aiuta. Non so in verità, aveva la necessità di fare un musical prima di questo film e li aveva nella testa insieme. Tutti vorremmo viverli in un cinema, credo che Damien abbia un istinto molto forte per unire le persone attraverso il cinema. Questa è una storia incredibilmente complessa, anche le opinioni lo sono. Questo fatto però ha unito il mondo facendo sì che fosse un successo per l’umanità, Damien ha trasferito il suo amore per il cinema al pubblico ed è una qualità speciale che mette in ogni suo lavoro.”

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Venezia 75 | Il Primo Uomo, l’aiuto della famiglia e di Spielberg

Lo sguardo di Ryan Gosling alla conferenza de “Il Primo Uomo”


Come è entrato nella produzione Steven Spielberg?

DAMIEN CHAZELLE“È entrato nel progetto grazie a Josh che aveva scritto il suo precedente film The Post. Ha finanziato il film, poi è entrata la Universal. Abbiamo parlato molto di cinema e farlo è stato un dono. È saltato a bordo come finanziatore con la sua società, quando ci serviva però abbiamo chiesto aiuto perché è una persona eccezionale.”

In una delle scene più belle de “Il Primo Uomo” i figli alla partenza reagiscono in maniera opposta, uno lo abbraccia e l’altro gli stringe la mano. Come avete gestito questi aspetti della figura paterna?

DAMIEN CHAZELLE: “Ci sono stai momenti in cui dovevamo girare questa scena con i due figli e abbiamo avuto diverse evoluzioni, abbiamo trovato che Janet aveva costretto Neil a parlare con i suoi figli. Siamo andati a parlarne ed era importante come far evolvere la scena e affrontarla dal punto di vista dei figli. Non siam riusciti fino all’ultimo ad avere quello che volevamo, quando si parla ai figli uno era abbastanza grande da capire il costo della missione. Mark era troppo piccolo, quindi si può vedere la reazione diversa dei figli. Pensiamo a Neil che va sulla luna, ma dovremmo pensare anche a chi ha lasciato giù.”

Josh quanto ha aiutato la famiglia di Neil per realizzare “Il primo uomo”?

JOSH SINGER: “Si ci hanno aiutato davvero tanto dando dei dettagli su come funzionava la parte tecnica per sapere chi fossero Neil, anche con il libro di Janet. Ci siamo incontrati due anni fa con Janet, Mark e Ryck dando loro la sceneggiatura facendogli vedere il film e loro hanno fatto delle annotazioni. Gli abbiamo chiesto qualsiasi particolare sull’uomo e non l’icona.”
OLIVIA HAMILTON: “Abbiamo condiviso gran parte della storia dei genitori del figlio di Gus, anche per Jason e sono stati fondamentali per capire il personaggio. Noi avevamo un ritratto eroico, il coinvolgimento della famiglia era difficile.”
CLAIRE FOY:”Volevo concentrarmi sui genitori, vogliamo onorare il modo in cui vedevano il padre e non l’astronauta. Volevamo i loro ricordi su chi stesse con loro, chi facesse poliziotto cattivo e buono per essere rispettosi nei loro confronti, noi volevamo trasmettere l’emozione. Sono stati gentili e generosi con noi. Ci hanno consegnato la loro vita.”

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Venezia 75 |Da La La Land a Il Primo Uomo, una carriera tutta d’un fiato

Il genio di Chazelle fa ancora centro ne “Il Primo Uomo”


La storia di Armstrong è del superamento dei limiti dell’uomo, dopo il successo di la la land ha riflettuto e si è isolato come il personaggio di Ryan? Questo film è una virata più matura, si è preso del tempo?

DAMIEN CHAZELLE :”In qualche modo non credo di aver avuto il tempo di farlo e spero di averlo fatto. Tutti i precedenti film erano su una mia esperienza personale, questa non è una mia esperienza ma tutti la conosciamo. Nessuno è mai stato sulla luna, i dettagli non mi erano famigliari e ho dovuto cercare modalità diverse per creare una relazione con il resto. Credo che in Neil ci siano state tante qualità, una persona che si immedesimava nel suo lavoro. È un modo per capire la vita di qualcun altro creando una storia molto personale. Noi volevamo creare un documentario familiare.”

Ho trovato sorprendente il lavoro sul suono…

DAMIEN CHAZELLE: “Sui dettagli del suono, abbiamo avuto a disposizione un team che ha utilizzato il casco di Armstrong, anche il respiro dell’astronauta è reale. Anche le tute sono le stesse, è sorprendente che esistano ancora. Per quanto mi riguarda cedo sia meglio originale che imitazione. Abbiamo discusso sul suono a lungo e ci sono elementi stilizzati e cose diverse da quelle ascoltate dagli astronauti come il ruggito dei leoni. Abbiamo avuto unntewm molto bravo.”

L’ultimo pezzo quando Neil pensa alla sua famiglia immagino sia finzione, come la giustificate?

JOSH SINGER: “Non è del tutto finzione, Janet Armstrong ci suggerisce nel suo libro che Neil parlando con June abbia detto questo. Non abbiamo le prove, ma siamo stati ispirati sulla verità della cosa.”

Fino a che punto il tuo personaggio è un eroe?

RYAN GOSLING: “Io sono canadese, vorrei fare la premessa. Credo che questo sia un successo dell’umanità, non degli Stati Uniti, abbiamo visto il film in questo modo. Credo che Neil fosse una persona estremamente umile come molti astronauti e volta dopo volta ha spostato attenzione da se stesso alle 400 persone che hanno reso possibile la missione. Lui era la punta dell’iceberg. Non si vedeva come un eroe americano, anche dalla famiglia lui non era il tipico eroe americano. Sono state fatte per rendere omaggio a Neil e al suo modo di essere.”

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